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Cineforum ‘Linee Di Confine’: Dibattito Su Her

Cineforum ‘Linee di Confine’: Dibattito su Her

In occasione dell’apertura del Cineforum – Linee di Confine organizzato dal SISM e l’Università La Sapienza di Roma, siamo stati invitati a prendere parte al dibattito sul ruolo delle tecnologie nella relazione terapeutica (insieme ai contributi di Ferzetti, critico de’ Il Messaggero, il Prof. Cavaggioni e Mario Davide Roffi, organizzatore del Cineforum). Di seguito un articolo di Sandro Tucci, nostro collaboratore presente alla serata, sul tema del dibattito. 

 

Il fim “Her” è del 2013, regista Spike Jonze e vincitore del premio Oscar per la migliore sceneggiatura. Il tema proposto è quello del rapporto tra l’utente e la macchina, il rapporto con la tecnologia. “Tempi moderni” pose gli stessi interrogativi nel 1936, con surreale, indimenticabile, lucidità

Il film è ambientato in un futuro molto occidentale, molto vicino, molto perfetto, molto “arido” come opportunamente il Professor Cavaggioni, lo psichiatra che ha coordinato il dibattito, ha stigmatizzato.

Qui c’è un software, un sistema operativo che si propone come partner all’utente che se lo va a comprare, da un semplice scambio di informazioni, che in realtà è a senso unico, ad una vera e propria relazione confidenziale, che può essere di conoscenza, di amicizia e perfino d’amore.

Un amore adulto, una condivisione di vita, che come tale diventa esclusivo; ci sono tante inquadrature in cui si vedono (come oggi?) persone vagare solitarie con lo sguardo concentrato sullo smartphone in mano, a sorridere, arrabbiarsi, ascoltare, sognare.

Forse per questo senso di isolamento oggettivo la fotografia del film sembra amatoriale, poco definita, con controluci che non lasciano distinguere bene il primo piano, ed attraggono l’attenzione sulle luci fuori fuoco. In un rovesciamento semantico si realizza, come in tanta pittura ottocentesca, con lo  sfondo, il contesto, che caratterizza e delinea il ritratto.

Il dibattito rischia di scivolare su un terreno fuorviante tra “reale” e “virtuale”. Qui di virtuale, per eccellenza, c’è il film e solo quello. Nel momento in cui  succede qualcosa nel racconto del film non possiamo che prendere atto di quella realtà. Eppure percepiamo immediatamente e con evidenza che stabilire una relazione tramite uno smartphone (ma anche tramite un social network per esempio) è cosa ben diversa dall’avere una relazione che potrebbe coinvolgere i cinque sensi. Si tratta di due modi differenti di stabilire relazioni e pertanto non si tratta di “apparenza”, quanto piuttosto di “parallelo”, come i mondi ipotizzati da alcune teorie fisiche attuali.

Ma questo apre un tema assai interessante: se si tratta di “mondi paralleli” anche le leggi che li governano non potrebbero essere differenti ed allora la Psicologia Digitale deve sottoporre a verifica tutte le convinzioni, tecniche, metodologie in uso oggi dalla Psicologia che ha fatto affidamento sui  5 sensi. Si può pertanto ipotizzare un percorso peculiare di questo tipo di Psicologia.

A corollario di questa idea c’è anche il punto che – dal film – quello che emerge di davvero allarmante è che il “sistema operativo” finisce col diventare il generatore delle scelte. E’ il sistema operativo che propone, dispone, decide, non più chi crede di manovrare e controllare uno smartphone. Qui l’idea più interessante del film, come sottolineato da Lorenzo Di Natale, psicologo digitale, durante il dibattito: non siamo di fronte al “Grande Fratello”, ma di fronte alla “Grande mamma”, che – anche amandoci – fa di noi quel che vuole lei e non quel che potremmo volere noi.


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Il film ci pone il seguente interrogativo: il device che media la relazione è uno schermo in cui specchiarsi che conduce al ritiro sociale, oppure può
rappresentare un’esperienza autentica, profonda e terapeutica?

 

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