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Realtà Virtuale A Lavoro: Una ‘cosa’ Da Psicologi

Realtà Virtuale a lavoro: una ‘cosa’ da psicologi

lavoro

“Nel regno animale, la regola è mangiare o essere mangiati; nel regno umano, definire o essere definiti.” – Thomas Szasz

La Psicologia delle Organizzazioni e del Lavoro è definibile come la scienza che studia e osserva il comportamento umano nelle organizzazioni e sui posti di lavoro.

In quanto studio del comportamento umano, la Psicologia ha il compito e il dovere di massimizzare le potenzialità dell’individuo, anche a lavoro. Le ragioni sono diverse e possono seguire ideologie positiviste quanto utilitaristiche. Che il fine sia migliorare il benessere individuale e sociale oppure diminuire i costi, il focus è sempre sul mantenere alta la soddisfazione lavorativa.

Il capitale umano, oggi, è la maggiore fonte di competitività per le aziende (Rusconi, 2005). In questa prospettiva, lo psicologo del lavoro è colui in grado di selezionare, formare e mantenere alto il benessere dell’organizzazione.

Lo psicologo del Lavoro è colui che viene maggiormente associato all’uso di test e questionari, soprattutto in ambito di assessment e recruiting. Tuttavia, anche in questo ambito è sempre più diffuso l’uso della Realtà Virtuale.

Se sbagliando si impara, non è meglio avere la possibilità di sbagliare in ambienti controllati?

Questo è solo uno dei motivi per cui la sinergia tra Psicologia del Lavoro e Realtà Virtuale è una potenzialità che il mondo del lavoro non può lasciarsi sfuggire.

Realtà Virtuale e Psicologia del Lavoro: una sinergia del presente

Prima di tutto è bene chiarire un concetto fondamentale: la Realtà Virtuale è uno strumento, non una soluzione.

Una volta chiarito ciò, esempi pratici di come la VR si è già interfacciata in aziende di eccellenza mostra come un uso adeguato di essa possa essere un fattore di competitività.

LavoroA livello di assessment, la Realtà Virtuale è già ampiamente in uso.

Di fatto, gli assessor sostengono questo strumento in quanto permette situazioni sempre nuove. Ciò risolve il problema di assessment e valutazioni preconfezionate.

L’assenza di  “controllo”, in questo senso, permette di vedere le reazioni più reali delle persone.

Compagnie quali Deutsche Bahn, ad esempio, usano la realtà virtuale per mostrare ai candidati diversi tipi di lavori possibili. In questo modo, i candidati possono valutare qual è il lavoro per loro più congeniale. D’altro canto i valutatori possono valutare se tali preferenze rispecchiano anche le competenze presenti negli individui.

Nella stessa area della Psicologia del Lavoro, la Lloyd Banca nel 2017 ha lanciato una particolare tecnologia di Realtà Virtuale. Questa opera sia a livello di Recruiting che di Assessment poiché fornisce ai candidati delle situazioni d’uso con cui misurarsi. Inoltre, durante l’intervista vera e propria il candidato ha la possibilità di muoversi in una realtà 360, dove può anche manipolare oggetti specifici. Si tratta di una virtuosa interazione tra assessment e gaming che il valutatore può sfruttare al meglio.

I percorsi di training, poi, sono certamente quelli che maggiormente sfruttano la Realtà Virtuale.

Per questo motivo, esistono molte aziende che si occupano specificatamente di VR training. EoN Reality, ad esempio, crede che l’interazione uomo-macchina sia fondamentale per creare o migliorare la sempre più necessaria sinergia fra uomo e macchina a lavoro. Per questo, fornisce specifici training a seconda del posto di lavoro in cui si opera.

I training con VR possono operare sia su compiti specifici del ruolo che sulle soft skills degli individui.

La lungimiranza è data, appunto, dall’uso dello stesso strumento sia per migliorare la produttività manuale che le competenze trasversali.

Ups, multinazionale esperta in logistica, ha lanciato nel 2017 un percorso di formazione per i futuri driver addetti alle consegne. L’azienda ha creato dei training di VR per creare delle simulazioni di lavoro reale. Questo tipo di formazione sul lavoro permette un miglioramento sia a livello di sicurezza che di senso di autoefficacia per i futuri lavoratori.

Un altro uso virtuoso di VR volta al miglioramento del lavoro è dato dalla collaborazione nata tra Enel e la Scuola Superiore Sant’Anna e la sua azienda VR Media. L’uso della Realtà Virtuale permette l’applicazione di procedure ma anche di situazioni specifiche. Il trovarsi in veri e propri casi d’uso più o meno complessi dà la possibilità al personale di aumentare il proprio senso di autoefficacia, oltre che di autoconsapevolezza.

A livello di soft skills, ho trattato qui i motivi per cui la Realtà Virtuale potrebbe essere la svolta a livello di miglioramento dell’empatia.

Questo tipo di training può essere usato anche in ambienti di lavoro difficili dove si assiste, ad esempio, a casi di mobbing. Anche in questo caso, i benefici potrebbero essere strabilianti.

Per quanto riguarda le competenze trasversali, esempio virtuoso di training VR sulla collaborazione è Cisco, punta di diamante nel networking. Questo esempio è caratteristico in quanto massimizza il senso di realismo. L’azienda si è avvalsa di sistemi VR per implementare compiti che necessitavano di cooperazione tra i soggetti. In più, Cisco è riuscita ad andare oltre: le applicazioni VR interagiscono con i software CISCO reali tramite un ambiente fisico simulato. Per cui, gli utenti esperiscono una realtà virtuale caratterizzata da devices che operano nell’effettiva realtà di Cisco. Il realismo di questo tipo di esperienza è massimo.

Nell’area della Psicologia del Lavoro volta al Benessere Organizzativo e individuale, l’uso della Realtà Virtuale non è ancora così ampiamente diffuso. Esistono diversi sistemi di Realtà Virtuale volte a migliorare il vissuto lavorativo (Remente, Happins, Relax VR, etc) soprattutto tramite metodi di rilassamento.

Tuttavia, il grande rischio di questo tipo di sistemi sta nella sua parzialità.

Di fatto, la mancanza di benessere non è data esclusivamente dall’esperienza individuale o collettiva: spesso esistono dei problemi strutturali.

Questo è un ulteriore caso in cui si evince la necessità dello psicologo. Lo psicologo del Lavoro è colui che può proporre dei sistemi di Realtà Virtuale per aiutare i dipendenti. Tuttavia, è anche colui che lo fa solo dopo aver fatto un’analisi globale del sistema organizzativo.

Questi sono gli ambiti di applicazione della Psicologia del Lavoro in cui la VR è maggiormente sfruttata, al momento.

Tuttavia, è chiaro come la Realtà Virtuale sia solo uno strumento possibile. Per operare al meglio resta la necessità di un’analisi accurata ed olistica.

Psicologia, caratteristica necessaria per un buon uso della Realtà Virtuale

La Realtà Virtuale è uno strumento che permette esperienze immersive e controllate. Grazie a questo tipo di strumento, lo psicologo che lavora in azienda ha la possibilità di osservare strategie, competenze e abilità in diretta per poi comportarsi di conseguenza.

Le competenze dello psicologo in quanto tale sono necessarie perché la VR resti virtù e non diventi danno. La VR, di qualsiasi tipo, segue il principio derivato dal trattamento cognitivo comportamentale. In più, la Realtà Virtuale permette il controllo di tali situazioni e una finezza di precisione che aiuta a costruire scenari sempre più realistici.

Ecco le caratteristiche di qualsiasi esperienza di Trattamento cognitivo comportamentale (principio della Realtà Virtuale) e il perché della necessità dello psicologo:

  • Attivazione fisiologica

La natura immersiva dell’esperienza rende la persona maggiormente soggetta a tutti gli stimoli. Perché tale attivazione non superi le soglie critiche, è lo psicologo colui che ha le competenze e gli strumenti perché ciò avvenga.

  • Innesco di risposte adeguate alle esperienze

Restando nell’ambito della Psicologia del lavoro, le risposte giuste possono essere spesso spontanee. Questo non elimina la necessità di intervento e assistenza dello psicologo. Spesso, per quanto le risposte siano già presenti nell’individuo, perché vengano usate è bene che un esperto lo espliciti.

Quante volte ci capita di avere le strategie a nostra disposizione eppure non riconosciamo i contesti in cui usarle? Pensiamo alla boxe, la tecnica dei colpi usati può essere ottima ma sono il tempismo e la strategia a renderli vincenti.  Queste vanno insegnate.

  • Manipolazione dello stimolo

Così come nei casi di trattamento di fobie è bene che per compiti e situazioni complessi avvenga un apprendimento graduale. Perché questo avvenga, è fondamentale essere in grado di manipolare lo stimolo in modo adeguato. Anche in questo caso, solo con una formazione specializzata in psicologia è possibile usare la VR in modo da creare dei setting sufficientemente sensibili. Tale sensibilità è data dal rispettare i livelli di competenza e sfida perché la motivazione del soggetto venga mantenuta. È lo psicologo a dover riconoscere la zona di sviluppo prossimale in cui ciascun soggetto si trova.

Il senso di presenza (Villani, Riva 2008) creato dalla realtà virtuale, quindi, necessita della presenza di psicologi.

Psicologia, caratteristica necessaria ma non sufficiente. E’ necessaria una formazione ad hoc sulla VR

Ma attenzione, stiamo parlando di psicologi formati ad hoc. È necessario infatti che gli psicologi in primis seguano una specifica formazione  sull’uso della Realtà Virtuale.

Lavoro

Come osserva l’esperto di VR Skip Rizzo, la Realtà Virtuale tendenzialmente ricrea ambienti che già esistono (e funzionano) nella vita reale.

Perché la VR dia effettivamente un contributo in più allo psicologo del Lavoro è bene pensare a dei corsi di formazione specifici. Per quanto esistano diversissime applicazioni, lo psicologo deve essere in grado di usarle in modo adeguato e propedeutico.

Come un pittore con una tavolozza di colori diversi e disparati, lo psicologo deve avere in mente l’opera ultima e usare tali strumenti in modo progettuale e consapevole.

Esistono già delle compagnie che propongono questo tipo di corsi, un esempio è la società Virtual Reality Experiences che propone dei focus specifici su cui lavorare:

      1. Coinvolgimento e motivazione

La Realtà Virtuale permette maggiore coinvolgimento e motivazione in quanto aiuta a comprendere meglio compiti e procedure. Diversi studi hanno dimostrato molteplici stili di apprendimento dati dalla formazione esperienziale.

      2. Maggiore efficacia rispetto ai training classici

Per i compiti complessi, la VR si mostra essere maggiormente efficace rispetto ai training classici.

      3. Migliore performance automatica nel mondo reale

La natura della VR rende più facile l’applicazione dell’apprendimento nel mondo reale. Tuttavia, perché ciò avvenga lo psicologo dovrebbe proporre training il più simili possibili a situazioni di vita lavorativa reale.

      4. Ridurre i costi, aumentando l’efficacia

L’investimento iniziale nella realtà virtuale può essere consistente, tuttavia i costi di mantenimento sono bassi. Associando ciò a una maggiore expertise acquisita da colui che se ne avvale, le strategie migliorano assieme all’efficacia che ne deriva.

      5. Ridurre gli errori

Una formazione mirata e continuativa nel tempo permette una sistematica riduzione degli errori d’uso.

      6. Miglioramento della performance del 17-49 %

La VR rende concreti i concetti più astratti. Questo permette agli usufruitori una migliore comprensione, ma soprattutto una personalizzazione rispetto ai propri bisogni.

Quindi, perché l’uso della Realtà Virtuale sia ottimale lo psicologo del Lavoro deve essere in grado di comprendere tutte le caratteristiche della Realtà Virtuale così come delle applicazioni specifiche che si trova a usare. La natura specifica di questo strumento necessita di una conoscenza approfondita sia a livello macro che micro.

Lauria (1997) parla dell’esperienza VR come al contempo osservazione, essere e costruzione da parte del soggetto. L’individuo si trova in una sorta di continuum tra osservazione e costruzione soggettiva dell’esperienza che sta vivendo. Di fatto, per natura umana, la realtà che costruiamo è data perlopiù da un processo costruttivo per simulazione (Mantovani, Riva 1999). Per quanto la VR possa essere definita a priori resta sempre una componente soggettiva nel vissuto di essa.

Lo psicologo deve essere pienamente consapevole della profondità di tale continuum osservazione – essere – costruzione per poter operare al meglio con il soggetto che ha davanti.

Che la Realtà Virtuale sia uno strumento del presente, da usare con sempre maggiore consapevolezza da parte degli psicologi del Lavoro è indiscusso. Ciò che va tenuto in mente è la peculiarità ontologica di questo tipo di strumento: la soggettività dei vissuti che crea, infatti, dev’essere una caratteristica da maneggiare con cura.

“Per creare esperienze gratificanti per i tuoi dipendenti, hai bisogno di capire cosa importa per loro” 

-Julie Bevacqua

Bibliografia

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