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Cervello E Videogames: Tra Dipendenza E Benefici

Cervello e videogames: tra dipendenza e benefici

Da poco, il DSM-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, annovera l’Internet Gaming Disorder. Si tratta della dipendenza dal gioco, in particolar modo dai videogames.

Qui, la dipendenza dai videogiochi rientra come una nuova proposta ma con le caratteristiche di una vera e propria dipendenza. Di fatto, coinvolge i circuiti cerebrali di reward, la cui stimolazione produce effetti euforici.

L’Internet Gaming Disorder viene definito come l’uso ripetitivo di giochi online, o presentati in maniera video, compromettente il funzionamento dell’individuo. Si noti come i criteri diagnostici siano simili a quelli di altre dipendenze (uso di sostanze o dipendenza dal gioco più in generale):

  • Preoccupazioni riguardanti il gioco;
  • Sintomi di astinenza quando il soggetto non gioca;
  • Aumentata tolleranza: necessità quindi di dedicare più tempo al gioco;
  • Tentativi falliti di fermarsi durante il gioco;
  • Perdita di interesse nelle altre attività;
  • Continuo interesse nel gioco sebbene causa di possibili problemi;
  • Mentire riguardo al fatto di giocare;
  • Utilizzare il gioco per far fronte a uno stato d’animo negativo;
  • Mettere a rischio relazioni amorose o la carriera per l’eccessivo gioco.

 

Le basi biologiche

Vi sono differenti ipotesi riguardanti le basi biologiche di questo particolare tipo di addiction. Un interessante studio del 2012 di Han e colleghi mostra una diversa distribuzione di corpi cellulari neuronali tra giocatori professionali e patologici. I primi mostrano un maggior volume nel giro cingolato di sinistra mentre i patologici, un volume maggiore nel talamo di sinistra.

Uno studio più recente mostra come i pattern di connettività cerebrale siano alterati in soggetti con dipendenza da videogiochi (Zhang et al., 2016). In questo senso, un funzionamento anormale dell’interazione tra aree cerebrali può contribuire ai deficit comportamentali nei disturbi legati alle dipendenze. Lo studio mostra (Fig. 1) un pattern di connettività tra l’insula e molteplici aree, differente nei giovani adulti con dipendenza da videogiochi.

Fig. 1 (Zhang et al., 2016). Le immagini in alto mostrano che l’insula anteriore di sinistra presenta una maggior connettività con il putamen e con il giro frontale inferiore nei soggetti con dipendenza da videogioco rispetto ai controlli.
Nelle immagini in basso emerge una maggior connettività tra insula e nucleo accumbens, giro cingolato medio di destra, giro angolare di sinistra, precuneo di sinistra e con il giro frontale superiore in soggetti con dipendenza da  videogioco rispetto ai controlli.Interessante è notare che queste aree giocano un ruolo fondamentale a livello di:


Incidenza nella popolazione

Sappiamo inoltre che il disturbo è più frequente nei maschi tra i 12 e i 20 anni nelle culture asiatiche piuttosto che in quelle occidentali. I soggetti più a rischio risultano essere ragazzi isolati con pochi rapporti interpersonali. Un fattore associato è la depressione, identificato da molti come possibile fattore di rischio.

In uno studio riguardante l’Internet addiction in adolescenti cinesi (Liang et al., 2016) viene riscontrata una singolare relazione tra genere e depressione. Mentre nei maschi la depressione sembra essere una causa della dipendenza da internet (fattore di rischio), nelle femmine sembra una conseguenza.

Sarebbe interessante indagare se questa relazione possa essere valida anche per la dipendenza da videogiochi.

 

Possiamo sconfiggere la dipendenza da tecnologia con la tecnologia stessa?

Già dagli anni ’80, è diffuso l’uso del computer e di strumenti di programmazione come strumenti di ausilio all’educazione (Papert, 1980). Papert auspicava un mondo in cui i bambini molto piccoli potessero affacciarsi ad utilizzare strumenti di programmazione, i quali nell’educazione hanno una funzione fondamentale nell’acquisizione di capacità di logica. Egli dice:

“il mio interesse primario non è la macchina, ma la mente. […] il vero ruolo che io attribuisco all’elaboratore è quello di portatore di “germi” o di “semi” culturali i cui prodotti intellettuali non necessiteranno di un supporto tecnologico una volta che essi abbiano messo radici in una mente in attivo sviluppo. Molti se non tutti i bambini che crescono con un amore e un’attitudine per la matematica lo devono, almeno in parte, al fatto che è capitato loro di acquisire i “germi” della “cultura matematica” degli adulti che, si può dire, sapevano parlare matematica […]”.

Questi adulti “mateloquenti” non sanno risolvere necessariamente le equazioni; essi hanno, piuttosto, uno stile mentale che traspare nella logica dei loro ragionamenti e nei giochi che prediligono”.

Per il matematico, i computer avrebbero avuto un forte impatto sugli esiti generali del modo di pensare e di imparare a pensare della gente senza creare una dipendenza dalla macchina. Il suo auspicio non era che tutti diventassero matematici ma piuttosto che provassero piacere nella matematica inserita nella visione generale di ciò che dovrebbe essere l’educazione.

Sebbene questo caso faccia riferimento alla programmazione, forse Papert non aveva tutti i torti. Negli ultimi anni, i videogames stessi sono diventati l’ausilio in contesti educativi. Sono infatti numerosissimi i sorprendenti benefici dati dall’utilizzo di videogames.

Vediamo ora alcuni dei principali effetti positivi dei videogames.

  • I videogames migliorano le competenze generali.

Sviluppano le competenze linguistiche, mnemoniche, attentive e visuo-spaziali grazie alla discussione e condivisione. La natura interattiva, anche con semplici comandi, migliora le capacità di lettura e di matematica. Numerosissimi sono infatti i dati che il cervello elabora durante il gioco. Esistono inoltre moltissimi giochi creati per allenare il cervello come per esempio la risoluzione dei puzzle o problemi di matematica, come per esempio Wii Fit Plus. Durante lo svolgimento di questi giochi cognitivi vi è una forte parte di allenamento anche fisico. Di fatto, la natura sedentaria dato dal giocare alla play station è ormai superata da tempo. Oggi esistono moltissimi giochi che costringono al movimento (Guitar Hero, Just Dance, etc.).

Inoltre, il training cognitivo può essere un utile fattore di protezione per i disturbi neurodegenerativi. Allora, perchè non avvalersi dei videogames per giocare con i propri figli? Si tratterebbe di un allenamento sia per mente che per corpo. In questa prospettiva, giocare con gli altri ai videogames migliora i legami interpersonali così come l’interazione e la socializzazione, anche per i più timidi.

  • Gli action video games migliorano le capacità attentive e percettive durante la lettura. Interessante come pare che ciò valga anche per soggetti con dislessia.

È oggi dimostrato che il training con questo tipo di videogames porti a inaspettati miglioramenti in bambini dislessici. Questo vale anche per bambini con disturbi di apprendimento e problemi di attenzione ed impulsività.

Sebbene siano pochi gli studi in merito, un altro ambito interessante è quello della riabilitazione: i videogames possono essere utili nella riabilitazione di bambini con problemi agli arti. Caso esemplare fu quello di un bambino di 13 anni con paralisi neonatale del plesso brachiale, che comporta perdita della mobilità dell’arto superiore, il quale aveva migliorato il controllo del braccio grazie al videogioco.

Dunque i videogiochi hanno numerosi vantaggi dal punto di vista educativo. Tuttavia, ciò vale se si presta attenzione al tipo di gioco, alle sue caratteristiche e alla durata d’uso. Una volta prese queste precauzioni, il genitore può fornire un utile e divertente ausilio educativo.

 

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