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Come Usare La VR Nel Trattamento Dei Sex Offenders

Come usare la VR nel trattamento dei sex offenders

Una nuova frontiera si sta diffondendo sul versante del trattamento dei sex offenders e merita di essere esplorata, data l’urgenza di interrompere il drammatico presente caratterizzato dal crescente numero di crimini a sfondo sessuale.

Si tratta della frontiera della Virtual Reality applicata nel trattamento e nella riabilitazione degli autori di reati a sfondo sessuale.

 

Chi sono i sex offenders?

I sex offenders sono persone che mettono in atto reati improntati sulla violenza sessuale. Gli stupratori, i pedofili, gli/le stalker sono soltanto alcuni dei gruppi che rientrano nella macrocategoria dei sex offenders.

In generale, si tratta solitamente di individui che da bambini sono stati maltrattati e abusati da familiari incapaci di gestire impulsi ed emozioni. Pertanto, da adulti essi tendono a riproporre questa modalità relazionale nel rapporto con l’altro, percepito come mero oggetto, e ad utilizzare la violenza e l’aggressività in risposta ad ogni tipo di stimolo esterno, sentendosi superiori agli altri e meritevoli di potere. Il desiderio di dominare sull’altro è accompagnato dalla mancanza di empatia, descritta come la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni e gli stati mentali propri e altrui: i sex offenders, infatti, non riescono ad immedesimarsi nelle loro vittime né a riconoscerne il dolore vissuto, deumanizzandole e trattandole come veri e propri oggetti.

Alla base del loro modo di funzionare, inoltre, vi sono delle distorsioni del pensiero grazie alle quali i sex offenders considerano accettabili e giustificabili i reati commessi: il convincersi che la vittima si sia andata a cercare l’aggressione è una di tali distorsioni (colpevolizzazione della vittima).

 

Sex offenders: quale trattamento?

Conoscere il funzionamento dei sex offenders rappresenta un fondamentale punto di partenza per la progettazione e la messa in pratica di interventi mirati principalmente a modificare gli schemi di pensiero e comportamento disfunzionali e, di conseguenza, prevenire la recidiva.

Le forme tradizionali di trattamento dei sex offenders sono, teoricamente, di varia natura: psicodinamiche, cognitivo-comportamentali, familiari, strategiche.

Tuttavia, nella pratica sono pochissime le carceri in cui viene attuato il trattamento degli autori di reato a sfondo sessuale. Una di queste è la Casa di Reclusione di Milano-Bollate che, nel 2005, ha ideato ed implementato una forma di intervento basata sulla terapia di gruppo e finalizzata alla prevenzione della recidiva e all’adattivo reinserimento sociale dei sex offenders. Sfruttando la dicotomia individuo-gruppo, è stato possibile lavorare sulle fantasie sessuali disfunzionali, attivare confronti di gruppo rispetto agli aspetti comuni e individuali delle forme di reato a sfondo sessuale, sviluppare abilità sociali e strategie di coping efficaci e mettere in pratica quanto appreso partecipando ad attività all’interno del carcere medesimo.

Di recente, sta diventando sempre più concreta la possibilità di utilizzare la Virtual Reality nell’indagine e nel trattamento dei sex offenders. Già applicata sui disturbi d’ansia, da stress, da deficit d’attenzione e iperattività e da abuso di sostanze, è stata utilizzata –in associazione a tecniche cognitivo-comportamentali- da un gruppo di ricercatori dell’Università di Cincinnati (Ohio) al fine di favorire lo sviluppo di competenze sociali su giovani offenders. L’esito del trattamento ha mostrato come la realtà virtuale accelleri i tempi della riabilitazione, offrendo un ambiente sicuro e protetto ai pazienti.

Un altro studio si è proposto di applicare la Virtual Reality su un gruppo di soggetti appartenenti alla categoria dei pedofili, con l’obiettivo di indagare le aree cerebrali che si attivano alla vista di bambini e producono le risposte fisiologiche nel pedofilo e di renderlo capace di autocontrollarsi dinanzi allo stimolo sessuale virtuale (rappresentazioni tridimensionali di bambini).

 

Quali sono le caratteristiche del trattamento con la Virtual Reality?

I trattamenti basati sulla Virtual Reality tendono a basarsi su alcune dimensioni, quali:

  • Realismo, cioè il grado in cui il mondo virtuale è parso reale;
  • Immersione, cioè il grado in cui la persona si è sentita immersa nella realtà virtuale ed è rimasta consapevole della realtà concreta;
  • Interazione, cioè il grado in cui la realtà virtuale è sembrata molto simile a luoghi conosciuti e visitati;
  • Presenza, cioè il grado in cui la realtà virtuale è parsa una rappresentazione funzionale del mondo reale (“Mi sentivo parte del mondo virtuale o semplicemente indossavo un casco in una stanza di laboratorio?”).

 

In particolare, degna di attenzione è la dimensione Self-Presence, che indica la connessione mentale che viene a stabilirsi fra la persona ed il proprio avatar che lo rappresenta all’interno della realtà virtuale. Nel caso del sex offender, maggiori livelli di Self-Presence comporterebbero una più forte identificazione del reo con il proprio avatar e, di conseguenza, una maggiore probabilità che ciò che viene appreso nelle sedute con realtà virtuale venga riproposto nella vita reale.

Gli studi condotti hanno mostrato come gli stimoli virtuali siano sufficienti ad innescare risposte neuronali e fisiologiche nei sex offenders, fungendo da valido supporto alle tradizionali forme di trattamento esistenti.

In generale, l’uso della Virtual Reality nel trattamento dei sex offenders comporta una serie di vantaggi per il reo, per le ipotetiche vittime e per la società. Essa, infatti, rende possibile l’approfondimento dell’indagine del funzionamento cerebrale e fisiologico di queste persone, la personalizzazione degli interventi riabilitativi, la valutazione degli effetti del trattamento.

La Virtual Reality, inoltre, offre un ambiente protetto e consente di lavorare esponendo la persona a stimoli sessuali non reali, arginando il rischio di contatti con la papabile vittima. Diventa, in tal modo, possibile pensare al miglioramento della qualità della vita di rei e vittime ed al rallentamento degli ingressi e delle uscite dai sistemi di giustizia criminale, apportando anche dei benefici al problema del sovraffolamento delle carceri.

Tuttavia, i costi della tecnologia e di formazione dei clinici all’uso della Virtual Reality rallentano il perfezionamento degli strumenti medesimi e la sperimentazione.

Noi non demordiamo e manteniamo alta la nostra fiducia nella ricerca.

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