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Disturbo Ossessivo Compulsivo E Pensieri Tabù

Disturbo Ossessivo Compulsivo e pensieri tabù

“Tabù” è un attributo che descrive parole, pensieri o azioni considerati vietati da una specifica cultura.

Tabù deriva dal polinesiano tàpu che voleva dire sia sacro che proibito. L’origine etimologica del termine ne ritrae giàl’intrinseca ambivalenza.

Già Freud, nel 1913, aveva descritto la peculiare ambivalenza emotiva dei tabù. Il padre della psicoanalisi sosteneva che le persone provano contemporaneamente un’alta forma di rispetto accanto a una forma di odio (non ammessa a se stessi) nei confronti delle prescrizioni.

Il ruolo del Tabù nella società e in psicologia

Per comprendere meglio questo concetto, prendiamo l’esempio dei disturbi psicologici. Da sempre, si nutre una grandissima forma di rispetto e interesse verso i disturbi psicologici e psichiatrici tuttavia si tende a parlarne molto poco. Per secoli, le persone affette da una malattia mentale sono state emarginate e allontanate dalla società. Oggi, la situazione è diversa e si sta diffondendo una maggiore consapevolezza rispetto alle malattie mentali. Tuttavia, oggi, la malattia mentale resta uno stigma: siamo ancora lontani dal considerare i disturbi psicologici come delle malattie dovute a specifiche eziopatogenesi, patogenesi ed eziologie variabili. Il disturbo psicologico è un tipico tabù: ne rispettiamo profondamente la natura ma, al contempo, ci spaventa enormemente.

In generale, rispetto ai periodi di proibizionismo, si può dire che oggi la società detta un numero inferiore di tabù. Tuttavia, resta evidente che ciascuno di noi ha dei propri tabù che rispecchiano, spesso, la nostra cultura.

“L’eroe moderno non è più la vittima di una congiura divina, ma soltanto il frutto delle sue proprie inibizioni.”  Ennio Flaiano

Il pensiero tabù, di per sé, non è patologico finché non danneggia la propria quotidianità e la propria serenità. Quando i “pensieri proibiti” diventano tanto frequenti, quanto indesiderati, da bloccare le persone in una situazione di doloroso stallo si inizia a parlare di patologia.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è caratterizzato da ossessioni (pensieri, immagini non desiderati) e compulsioni (azioni o pensieri che l’individuo si costringe a fare per ottemperare alle ossessioni). Una specifica tipologia di Disturbo Ossessivo Compulsivo riguarda, appunto, i pensieri tabù.

Per quanto, i pensieri tabù siano diversi da cultura a cultura la ricerca ha distinto 4 principali categorie di DOC da pensieri tabù, quali:

  • Orientamento sessuale;
  • Pedofilia;
  • Scrupolosità (pensieri religiosi);
  • Danneggiamento degli altri.

Il Disturbo Ossessivo – Compulsivo da pensieri tabù

Le persone con DOC da orientamento sessuale si trovano ad avere molto spesso dei dubbi sul proprio orientamento sessuale.

Provano spesso un forte senso di stress, confusione e colpa: pur sapendo qual è il proprio orientamento sessuale, non riescono a comprendere la persistenza dei propri dubbi in merito. Tendenzialmente, il timore maggiore riguarda la paura che un giorno la vita sessuale che hanno sempre voluto sia sostituita da qualcosa di estraneo.

È un tipo di DOC particolarmente disarmante perché può andare a minare l’identità sessuale di una persona. Non ci addentriamo qui nelle basi della sessuologia, ci basti sapere che l’identità sessuale racchiude tutti i fondamenti della comprensione di sé come essere umano caratterizzato da una sessualità. L’identità sessuale racchiude quattro componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere ed orientamento sessuale.

Si trovano ad avere pensieri che ritengono “incongruenti” rispetto al proprio orientamento sessuale e non lo trovano accettabile. Ad esempio, un uomo eterosessuale che trova attraente un altro uomo e non riesce a comprendere perché data la sua eterosessualità. Solitamente, il tipo di compulsione messa in atto riguarda sempre la sfera sessuale e per questo intensifica attività che vadano a conferma della propria eterosessualità.

Si noti che questo tipo di DOC non è da confondere né con un DOC da omosessualità né con l’omofobia: la non accettazione di pensieri ricollegabili all’attrazione sessuale riguarda oggetti sessuali opposti al proprio orientamento. Per questo, anche una persona appartenente alla comunità LGBTQ può trovare inaccettabile il pensiero di trovare attraente qualcuno che non è in congruenza col proprio orientamento sessuale.

Si può comprendere dalla necessità di queste precisazioni perché sia un disturbo tanto difficile da diagnosticare. Per approfondire il tema, qui è possibile guardare alcune testimonianze interessanti.

Similmente, un’altra tipologia di DOC concernente un pensiero tabù è associato al timore di essere affetti da pedofilia.

Per comprenderne meglio le caratteristiche del Disturbo Ossessivo Compulsivo da pedofilia si può leggere del caso riportato da O’Neil e colleghi (2005).

È bene evidenziare che le persone affette da questo tipo di DOC sono definibili come l’opposto dei pedofili. Di fatto, evitano il più possibile luoghi dove potrebbero incontrare dei bambini e inorridiscono ai loro stessi pensieri.

Ossessioni più comuni

Paura di pensieri sessuali riguardanti bambini o giovani adulti;

Terrore di provare uno stato di attivazione quando ci si trova vicino a un minore;

Timore di aver aggredito un minore in passato (senza averlo fatto).

Compulsioni più comuni

Evitamento di luoghi frequentati dai minori;

Paura dei tuoi pensieri e dei bambini intorno a te;

Accusa di sé e del proprio carattere;

Ricerca di informazioni riguardanti la moralità e la legalità di tali pensieri.

 

Data la difficoltà di questo tipo di Disturbo Ossessivo Compulsivo, si consiglia anche qui la lettura e la visione di testimonianze reali.

Il trattamento di DOC da pensieri tabù, al momento, rispecchia quello delle altre forme di DOC.

La terapia deve vertere sull’educazione rispetto ai sintomi specifici, sul vivere in modo sano (mindfulness, creatività, nutrizione, esercizio, etc.) e sul trattamento caratterizzato dall’esposizione graduale allo stimolo temuto.

Il caso pubblicato da Williams e colleghi (2011) su un paziente affetto da DOC da orientamento sessuale mostra come anche qui il trattamento rispetti le suddette buone norme. Dopo una buona educazione sessuale e sull’identità sessuale, una forma di psicoterapia specializzata sul tema è l’esposizione e prevenzione di rituali. Un trattamento pubblicato da Williams e colleghi (2011) ha evidenziato come l’uso di stimoli specifici associati all’insegnamento di strategie per evitare le abituali compulsioni possa essere efficace. Inoltre, il paziente venne anche incoraggiato a confrontarsi con situazioni di vita reali che elicitavano questo tipo di pensieri  esercitandosi a non attuare i rituali di compulsione. Questo è un esempio di efficace terapia comportamentale.

Al momento, non è ancora noto un training con le nuove tecnologie specifico per questa tipologia di disturbo ossessivo compulsivo.

Tuttavia, Renaud e colleghi (2002) hanno usato la Realtà Virtuale per valutare le preferenze sessuali. Grazie all’uso combinato di Realtà Virtuale e della registrazione della deviazione angolare radiale, hanno usato uno stimolo neutro e lo stimolo di una donna o di un uomo nudo, a seconda dei trial, per misurare i diversi gradi di attenzione e di esperienze provate nelle diverse misurazioni. Un compito di questo tipo potrebbe essere molto interessante per i pazienti affetti da DOC da orientamento sessuale per comprendere sia i sentimenti associati agli stimoli sessuali che i parametri oggettivi. Tuttavia, anche dei veri e propri training che sfruttino la Realtà Virtuale e il biofeedback potrebbero avere una grossa utilità nello sdoganamento di un tabù. Inoltre, la Realtà Virtuale aiuterebbe  nella messa a proprio agio del paziente che deve avvenire in modo lento e graduale.

In Italia, siamo particolarmente consapevoli di quanto la religione sia un argomento delicato.

La spiritualità è una componente particolarmente privata di ciascuno di noi. Spesso si parla di religione in quanto tabù con accezioni negative. Prima di tutto, è da sottolineare che non è questa la volontà del presente articolo. Per quanto le religioni diano spazio a delle vere e proprie comunità, è vero anche che spesso è difficile parlare di argomenti religiosi al di fuori di tali comunità. Parlando di religione e spiritualità, si toccano temi particolarmente sensibili su cui il disaccordo di altri può essere visto come un affronto personale. In questo senso, si può parlare della religione come un tabù: auspicalmente si ha un altissimo rispetto di qualsiasi tipo di religione, tuttavia il timore di affrontare temi troppi scottanti per le persone religiose porta ad evitare tendenzialmente l’argomento.tabù

Il Disturbo Ossessivo da Pensieri Religiosi, o Scrupolosità, è dato da ossessioni (paura di vivere nel peccato, paura di fare qualcosa non in linea con gli standard dei principi morali della propria religione, chiedersi se si sta pregando nel modo giusto) e compulsioni (preghiera continua, costante ricerca di rassicurazione, riflessione, frequentissime confessioni e visite ai luoghi di culto, pensare sempre di aver offeso la propria religione.

Questi tipi di pensieri causano altissima ansia e disagio alle persone affette da Scrupolosità.

Trattare questo tipo di disturbo psicologico può essere particolarmente difficile. Innanzitutto, è molto difficile per le persone riconoscere di avere un problema perché spesso viene scambiato con un alto sentimento religioso. Inoltre, è bene che il terapeuta sia lui stesso religioso o molto rispettoso delle diverse religioni da non rischiare di offendere la fede delle persone.

Quando si tratta di religione in psicologia, è ancora più fondamentale non avere pregiudizi.

Orçun e colleghi (2009) hanno fatto una coraggiosa analisi dei sintomi e dei pensieri di persone affette da questo tipo di DOC con diverse fedi religiose. Ad esempio, si è visto come i Musulmani riportino maggiori preoccupazioni relative ai loro sintomi e al bisogno di controllarli. Inoltre, si è visto come anche il diverso grado di fede possa essere significativo rispetto all’intensità delle ossessioni, in particolare modo per i Cristiani. Questa tipologia di studi dimostra come per quanto la tipologia di religione possa influenzare i contenuti di pensieri e compulsioni, non è la religione a definire una minore o maggiore predisposizione a questo tipo di disturbi.

Inoltre, come ulteriore conferma del fatto che non è la fede o la religione ciò che la terapia vuole combattere in questo tipo di DOC si annovera il caso riportato da Ahmad Nabil e colleghi (2018). Gli autori riportano il caso di un ragazzo di 20 anni a cui è stata diagnosticato un DOC da Scrupolosità all’età di 14 anni. Dopo una lunga terapia cognitivo – comportamentale, questa è stata integrata con un lavoro sullo studio della religione Islamica associata alla terapia da esposizione. Questo tipo di integrazione ha apportato notevoli miglioramenti nella vita del ragazzo. Si può leggere quindi la conferma della necessità di un’apertura nei confronti dei temi religiosi, anche in terapia, quando la religione gioca un importante ruolo per il paziente, e per il disturbo da cui è affetto.

Infine, affrontiamo l’ultimo tabù che impatta sul disturbo ossessivo – compulsivo: la paura di far del male a sé, agli altri e ai propri cari.

Il DOC da danneggiamento è caratterizzato da ricorrenti pensieri di danneggiamento, di perdere coscienza o di avvelenare accidentalmente qualcuno. Si tratta di pensieri costanti e ripetitivi che ostacolano attività quotidiane. I rituali maggiormente seguiti da parte dei soggetti affetti da questo tipo di disturbo sono: nascondere oggetti pericolosi, controllare tutto, cercare rassicurazione negli altri, cercare informazioni sulle possibili pene e sui profili dei criminali (per confermare a se stessi di non appartenere a questa categoria).

Questo tipo di disturbo ossessivo compulsivo rientra nella categoria dei pensieri tabù perché il danneggiamento di sé o di altri va contro la natura intrinseca dell’uomo. Il rispetto per la vita è un valore che caratterizza tutte le culture, affianco al timore di tradire tale valore in qualche misura. Tra i tipi di DOC concernente un tabù qui descritti, si può dire che questo sia il meno soggetto alle differenze di culture.

È bene esplicitare, però, che pensieri aggressivi sono comuni nell’85 % della popolazione non affetta da DOC. Ciò evidenzia come tali immagini mentali di per sé siano comuni, la caratteristica che distingue il DOC di questo tipo è quindi la ricorrenza di tali pensieri, associati all’altissimo livello di sentimenti negativi verso questi stessi pensieri e se stessi.

La vergogna di tali tipi di pensieri può tenere il paziente lontano dalla terapia per lunghissimo tempo. Per questo motivo, l’obiettivo principale deve essere rendere disponibili il maggior numero di informazioni ed esperienze relative a questo particolare tipo di disturbi ossessivo – compulsivi. Obiettivo della psicologia contemporanea deve essere quindi la sensibilizzazione sia su temi tabù specifici che su disturbi psicologici ad essi associati.

Perché propendere per la Realtà Virtuale in questa tipologia di Disturbi Ossessivo – Compulsivi?

Come si è già accennato, nonostante l’uso della Realtà Virtuale sia alto nelle terapie da esposizione questa viene poco usata per i DOC da pensieri tabù. Forse, il poco approfondimento (anche da parte degli psicologi stessi) di questa tipologia di DOC non ha agevolato lo sviluppo di training specifici. Tuttavia, a ulteriore dimostrazione del plus fornito dalla Realtà Virtuale a questo tipo di disturbi c’è lo studio di Cipresso e colleghi (2013) sul ruolo dell’interruzione di volontà nei soggetti affetti da DOC.

Gli autori hanno confrontato un campione di pazienti DOC con un campione di controllo rispetto a compiti in cui interviene il Sé e la propria volontà. Si sono svolti compiti in cui veniva manipolata la volontà dei soggetti dando comandi incongruenti o confondenti rispetto a compiti standard (es. comprare un prodotto al supermercato). Tali manipolazioni richiedevano quindi un maggior livello di attenzione divisa. Usando una versione virtuale del Test di Commissioni Multiple e tre tipologie di interruzione dei compiti, hanno evidenziato dati interessanti. Le persone affette da DOC mostrano una difficoltà significativamente maggiore nel portare a termine compiti quando il loro volere viene  “disturbato”. Questo indica una minore capacità di usare l’attenzione divisa da parte di questo tipo di soggetti, nonostante ciò non sia evidenziato dai classici test neuropsicologici. La validità ecologica dell’ambiente virtuale ha permesso di portare alla luce una capacità che è possibile mostrare durante compiti complessi.

tabù

Similmente, è immenso lo spazio di miglioramento a cui può portare il realismo della VR nel trattamento di pazienti con DOC da pensieri tabù.

Ipoteticamente, dopo la fase di educazione sui pensieri target del proprio DOC e dopo l’esposizione a stimoli target meno realistici rispetto alla realtà si può prevedere un trattamento VR. Si tratterrebbe del passo antecedente al confronto con la reale realtà, in modo da arrivarvi il più preparati possibili. D’altro canto, poi, per il paziente sapere di essere in un ambiente che protegge gli altri, prima di sé, lo rassicura enormemente data la natura del proprio DOC.

Dopo questo tentativo di analisi, si può dire che la componente più preoccupante di questa categoria di DOC è dato dalla vergogna. La natura stessa di tabù rende i continui pensieri dei soggetti fonte di disgusto di sé perché vivono in culture in cui manca l’informazione sia su questa tipologia di pensieri che sui disturbi psicologici che possono derivarne.

La mancanza di informazione porta alla mancanza di consapevolezza. La mancata conoscenza di tali DOC porta le persone a vivere un malessere ancora maggiore rispetto al proprio disturbo.

Io so di non sapere (Socrate) può essere particolarmente disturbante per coloro che vivono nei propri pensieri, senza saperseli spiegare.

In questo caso ancor di più, obiettivo principale della psicologia è la sensibilizzazione sul tema, quindi uno sdoganamento dei tabù.

Bibliografia

Ahmad Nabil, R., Shalisah, S., Wan Sal wina (2018). Religious-integrated therapy for religious obsessive-compulsive disorder in an adolescent: A case report and literature review.  Mental Health, Religion & Culture, 21 (2), pp. 204-209.

Cipresso, P., La Paglia, F., La Cascia, C., Riva, G., Albani, G., and La Barbera, D., (2013). Break in volition: a virtual reality study in patients with obsessive-compulsive disorder. Experimental Brain Research, 229, pp. 443 – 449.

Freud, S. (1913). Totem e tabù: somiglianze tra vita mentale dei selvaggi e dei nevrotici. Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 1982.

Intrusive thoughts (2017). Changing minds together – Harm OCD. https://bit.ly/2Aa0lcI

Intrusive thoughts (2017). Changing minds together – Sexual Orientation OCD. https://bit.ly/2PyVLKi

Intrusive Thoughts (2017). Changing minds together – Pedophilia OCD. https://bit.ly/2QUTY2L

O’Neil, S.E., Cather, C., Fishel, A.K, and Kafka, M. (2005). “Not Knowing If I Was a Pedophile . . . ”—Diagnostic Questions and Treatment Strategies in a Case of OCD. Harvard Review Psychiatry, 13(3), pp. 186 – 196.

Renaud, P., Rouleau, J.L., Granger, L., Barsetti, I., and Bouchard, S. (2002). Measuring Sexual Preferences in Virtual Reality: A Pilot Study. CyberPsychology & Behavior, 5.

Williams, M.T., Crozier, M., and Powers, M. (2011). Treatment of Sexual-Orientation Obsessions in Obsessive-Compulsive Disorder Using Exposure and Ritual Prevention. Clinician Case Studies, 10 (1), pp. 53 – 66.

Yorulmaz, O., Gençöz, T., Woody, S. (2009). OCD cognitions and symptoms in different religious contexts. Journal of Anxiety Disorder, 23 (3), pp. 401 – 406.

 

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