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M’ama o non m’ama? Il D.O.C. da relazione

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) storicamente veniva inserito all’interno della categoria dei disturbi d’ansia.

Sebbene infatti possa essere caratterizzato sintomatologicamente dal contenuto fobico, il meccanismo psicopatologico alla base è nettamente differente.

Il DOC è infatti caratterizzato da ossessioni, generalmente pensieri, ma che possono anche essere suoni o immagini, e compulsioni.

Le ossessioni sono pensieri involontari, ripetitivi ed intrusivi. La maggior parte di essi sono per lo più egodistonici, e dunque vissuti come qualcosa di esterno che non può essere controllato dal soggetto. È una condizione molto angosciosa a cui il soggetto deve trovare una via di scampo.

Come fare? Con le compulsioni. Esse infatti sono azioni volontarie messe in atto come modalità di raggiungimento dello stato di benessere.

Si crea in questo modo un circolo vizioso: l’ossessione crea angoscia ed ansia nel soggetto, viene messa in atto una compulsione che dà momentaneo sollievo ma che al contempo autogenera altra ansia aumentando la portata e frequenza delle compulsioni fino a diventar pervasive.

Uno dei modelli più accreditati è quello a cinque fattori di Katerberg che identifica cinque dimensioni sintomatologiche caratterizzanti il DOC:

  • Taboo, che fa riferimento alla dimensione morale (personale, politica, religiosa per esempio);
  • Contamination/cleaning. I famosi washers la cui dimensione è caratterizzata dalla pulizia;
  • Doubts. I checkers, coloro che controllano e ricontrollano spesso e che hanno costantemente bisogno di rassicurazioni;
  • Superstitions/rituals. Rientrano in questa categoria coloro che mettono in atto rituali superstiziosi (“Se non conto i fino a 163 saltano di numeri pari quel palazzo crollerà!”)
  • Symmetry/hoarding, che fa riferimento alla dimensione di ordine e perfezionismo (“Le penne sul mio tavolo devono essere in ordine di colore e di grandezza, ciascuna a 0.5 mm di distanza!”).

Studi recenti di Vaghi e colleghi mostrano come la ridotta flessibilità cognitiva in soggetti con DOC sia associata ad una ridotta connettività funzionale tra caudato e corteccia prefrontale ventrolaterale.

Il DOC da relazione

“Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai del mio amore.”
(William Shakespeare)

All’interno della grande famiglia del DOC rientrano il disturbo da dismorfismo corporeo, il disturbo da accumulo, la tricotillomania e il disturbo da escoriazione.

Il DOC da relazione è una forma di disturbo ossessivo compulsivo i cui dubbi e preoccupazioni sono incentrati sulle relazioni affettive. Questi dubbi possono dunque riguardare sia la relazione sentimentale di coppia, la relazione con il genitore ma anche quella spirituale.

Generalmente i dubbi e le ossessioni possono riguardare la relazione (“La mia è una relazione sentimentale soddisfacente? Amo davvero il mio compagno? E il mio compagno ama davvero me?”), dunque relationship-centered, oppure i difetti del partner (“Ma è davvero così bello? Non è poi così intelligente!”), dunque partner-focused.

Fino a qualche anno fa il DOC da relazione nella letteratura scientifica era decisamente trascurato.

Negli ultimi anni il gruppo di ricerca israeliano di Derby e Doron ha permesso una comprensione più approfondita del disturbo attraverso la pubblicazione di svariati lavori scientifici, la divulgazione tramite eventi e la creazione di una pagina esclusivamente dedicata al disturbo

Facendo una breve ricerca su Google fino a qualche anno fa era possibile ricavare informazioni sul DOC da relazione solo nei forum attraverso le testimonianze degli interessati.

Ad oggi diversi gruppi di ricerca si occupano del disturbo. In Italia, il professor Gabriele Melli, Presidente dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo, ha recentemente pubblicato una ricerca in cui mostra come, sebbene il DOC da relazione e il DOC abbiano delle caratteristiche comuni, ci siano dei predittori cognitivi specifici per il DOC da relazione.

Identificarli permette sicuramente un peculiare assessment e una modalità di trattamento, generalmente cognitivo comportamentale, specifica.

Quale possibile trattamento?

La compromissione della qualità della vita dei pazienti con DOC è uno degli aspetti fondamentali da considerare in relazione al trattamento.
Ad oggi si predilige il trattamento farmacologico congiunto alla terapia psicoterapeutica.

I più efficaci trattamenti sono dunque la terapia cognitivo comportamentale affiancata da quella farmacologica, il cui farmaco elettivo è la fluvoxamina.

Tra i trattamenti cognitivo comportamentali l’esposizione con prevenzione della risposta sembra essere quello più efficace. Esso si basa sulla desensibilizzazione sistematica o d’urto (attraverso il biofeedback o il training autogeno) a cui seguono tecniche il cui scopo è quello di arrestare il pensiero distorto che i soggetti con DOC mostrano.

Per ridurre la probabilità di pensieri e la gravità che il soggetto attribuisce all’evento vengono utilizzate tecniche di ristrutturazione cognitiva.

Virtual Reality e assessment

In termini di assessment ma anche di desensibilizzazione graduale la Virtual Reality è uno strumento nuovo e promettente.

Il gruppo di ricerca israeliano ha recentemente sviluppato un’applicazione disponibile per smartphone, GGRO: Relationship Doubt & Obsession, la prima destinata a persone che soffrono di DOC da relazione.

In quanto strumento di assistenza alla terapia, l’app propone un allenamento quotidiano per migliorare e fornire maggiori informazioni sulla condizione del soggetto aumentandone dunque la consapevolezza (che è il primo passo verso il cambiamento!).

Questa app è indicata anche per persone che semplicemente puntano ad una migliore consapevolezza delle relazioni: migliora infatti il modo in cui si analizzano conflitti, pensieri e situazioni quotidiane.

È possibile scaricare la versione gratuita composta da 15 livelli da App Store e Google Play.

Il primo step, l’assessment, permette di classificare su un continuum la gravità dei sintomi relativi al DOC da relazione. Ciò sulla base delle misure create e validate dallo stesso gruppo di ricerca, il Relationship Obsessive-Compulsive Inventory (ROCI) e il Partner-Related Obsessive-Compulsive Symptoms Inventory (PROCSI).

A partire da questo, vi saranno poi differenti livelli basati su temi quali l’autostima, il cambiamento, i dubbi riguardanti la relazione, la sensazione che qualcosa non si a posto, l’incertezza, il perfezionismo, l’imbarazzo, l’ansia per l’impegno sentimentale, la paura dei pensieri, la minaccia, la sfiducia e la paura dell’abbandono.

Il cambiamento, seppur una costante della natura (tutto cambia e nulla resta statico!), spaventa. Accettandolo e abbracciandolo esso può realmente rappresentare un’occasione per metterci in gioco. Un messaggio dell’applicazione GGRO è: “Ora puoi rendere possibile il cambiamento rifiutando l’immobilità e abbracciando il cambiamento”.

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