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Homo Digitalis: Ricco Di #hashtag, Povero Di Parole

Homo digitalis: ricco di #hashtag, povero di parole

Photo Credit: playbuzz.com

La parola ha molto più mordente sulla realtà di quanto siamo pronti ad ammettere.

La parola è la trasmutazione del nostro pensiero, è pensiero che si fa atto e azione sul mondo che ci circonda. È per questo che la lingua cambia continuamente, perché non è altro che la creatura del nostro agire sociale, la creatura che rispecchia chi siamo, ciò che facciamo e ciò che desideriamo.

La lingua cambia insieme a noi e noi cambiamo insieme al contesto che ci accoglie, come cambiano gli strumenti con cui attuiamo questo cambiamento.

“I grandi passaggi epocali hanno sempre prodotto un sobbalzo nella lingua, un cambio di regime e di destinazione delle parole, nonché del loro rapporto con la realtà”, scrive Marino Niola (in uscita il suo nuovo libro: #Hashtag, cronache da un paese connesso) a proposito della lingua e della sua mutazione in seguito all’avvento dei social network.

E con essi, l’avvento degli hashtag, dei meme, dei grammar-nazi, di tutta una serie di regole che cambiano ed evolvono prima ancora che le si riesca a interiorizzare come regole; mentre la nostra mente “si adegua, per riformattare il senso di quello che s’intende dire su forme e spazi che diventano i motori del moderno modo di comunicare”.

La comunicazione digitale, come la chiama Niola, non è ancora stata metabolizzata del tutto e richiederebbe un’educazione a se stante, in quanto formattando il linguaggio, si formatta il pensiero di tutti noi:

“Se devo restare dentro i 140 caratteri di twitter la riduzione a slogan è quasi fisiologica. Quella che si profila è la possibilità di una progressiva digitalizzazione della mente, con la contrazione degli spazi che diventa contrazione del senso. E il 2.0 che da dispositivo comunicante si trasforma in modo di pensare, di sentire e di essere”.

Nietzsche preventivava l’avvento dell’Oltre-uomo…e se l’anello mancante fosse l’ homo-digitalis”?

Come sempre la Rete ha il suo risvolto della medaglia, quindi se da una parte possiamo assistere ad un’evoluzione costante, perfino la nascita esponenziale di neologismi, dall’altra appare sempre più stringente la necessità dello sviluppo di un’educazione alla responsabilità della parola (anche e forse soprattutto digitale); anche considerando che gli episodi in cui la drammaticità delle conseguenze delle parole scritte con superficialità da dietro uno schermo, sono sempre più ricorrenti (ultimo tra tutti, il caso Tiziana Cantone).

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