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La Realtà Virtuale è più facile da usare di uno smartphone

Una tecnologia totalmente nuova comporta generalmente lunghi tempi di apprendimento. Ma non è sempre così. Il caso per eccellenza è proprio quello della Realtà Virtuale (RV), un medium che, a dispetto di quanto ci si aspetterebbe, risulta semplicissimo da usare, ha tempi di apprendimento vicini allo zero, indipendentemente dall’età di chi lo utilizza.

Scopriamone il motivo.

La RV, ovvero un medium ‘Trasparente’

Una volta indossato un visore di Realtà Virtuale il soggetto coinvolto nell’esperienza virtuale arriva a sentirsi totalmente immerso in esso. Una parte della mente perde la consapevolezza di sentirsi nel mondo reale in cui effettivamente si trova. Questa ‘illusione’ si chiama senso di presenza (per saperne di più clicca qui).
Una parte di questa illusione è resa possibile dalle stesse caratteristiche tecnologiche della Realtà Virtuale che è progettata in modo tale che, una volta indossato il visore, le stesse lenti del visore ‘non le vediamo più’.

Il medium in un certo senso ‘scompare’, si fa ‘trasparente’, e questo ci fa perdere la percezione di ‘mediazione’ del device.
In questo senso la Realtà Virtuale è un medium completamente diverso rispetto alla TV, al Pc o allo smartphone. Voltare lo sguardo in un’altra direzione è sufficiente per ‘uscire’ dall’esperienza. Questo non è possibile col visore, che per definizione avvolge il viso non lasciando vie di fuga allo sguardo.

Apprendimento Senso-Motorio

Indossare il visore significa dunque essere catapultati direttamente catapultati nell’esperienza virtuale, nella quale agiamo con naturalezza come fossimo nella situazione reale equivalente.

Ad esempio, se dobbiamo guardare alla nostra destra, non dobbiamo muovere il mouse o un joystick, ma semplicemente volgere la nostra testa verso quella direzione.

Grazie ai più moderni visori, quale Oculus Quest 2, inoltre, se vogliamo entrare in una stanza, guardare sotto un tavolo, affacciarci da un balcone, non dovremo fare altro che fare un passo avanti, abbassarci o sporgerci, esattamente come faremmo nella realtà reale.
Se vogliamo afferrare un oggetto potremo farlo direttamente usando le nostre mani.
Tutto ciò è reso possibile da delle particolari telecamere incorporate nel visore, che rilevano lo spazio intorno a noi e la posizioni delle nostre mani nello spazio.

Qual è il risultato di queste caratteristiche? Che in Realtà Virtuale conosciamo il mondo (virtuale) attraverso un canale non simbolico (quello mediato da icone, simboli, parole) ma attraverso il canale più naturale per l’essere umano: quello senso-motorio.

Perché la RV è uno strumento potente per lo Psicologo

Trasparenza e apprendimento senso-motorio fanno si che in Realtà Virtuale tendiamo ad agire attraverso valutazioni tipiche della realtà reale. Ricerche ventennali hanno dimostrato che in Realtà Virtuale tendiamo a comportarci, a pensare, a provare emozioni in maniera del tutto simile all’equivalente situazione reale (Gaggioli, 2001).

Tutto ciò risulta straordinariamente interessante per lo Psicologo: la Realtà Virtuale è lo strumento per eccellenza del Learning by Doing, dell’apprendere facendo. Grazie alla Realtà Virtuale il paziente, infatti, potrà confrontarsi con oggetti e situazioni reali. In questo modo sarà possibile imparare dalle proprie azioni e dalle conseguenze delle stesse, sperimentare nuove strategie di adattamento e di gestione dei propri vissuti. 

realtà virtuale a studio
Realtà Virtuale nello studio dello psicoterapeuta

Realtà Virtuale a studio. Una palestra virtuale per il paziente

Grazie all’apprendimento Senso-Motorio, i contenuti appresi in Realtà Virtuale rimangono nella memoria più facilmente, in modo inconsapevole e naturale.

In ambito clinico sarà possibile riprodurre situazioni ambientali e sociali che stimolano il paziente in modo simile al contesto reale. Questo avviene però con un controllo totale della stimolazione senso-percettiva. Inoltre abbiamo la possibilità di modulare qualità, intensità, frequenza e durata delle variabili intervenienti, garantendo al contempo elevati livelli di interattività.

In altre parole, gli ambienti ricreati mediante Realtà Virtuale rappresentano un contesto di interazione ambientale e sociale grazie al quale si rende possibile per il paziente sperimentare emozioni, azioni, mettersi in gioco con le proprie paure, le difficoltà, i comportamenti disfunzionali, facendo così emergere, nel contesto protetto dello studio, il materiale cognitivo, le fantasie, i simboli, i vissuti che ne sono alla base.

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Sin dal 2016, IDEGO Psicologia Digitale fornisce ai professionisti della Salute Mentale App di Realtà Virtuale efficaci ed accessibili, anche economicamente, nonché Linee Guida scientificamente fondate per il loro impiego.
Tale obiettivo prende oggi forma nella Masterclass di Psicologia Digitale, un’offerta che consente allo Psicologo, con pochi semplici click, di dotarsi non solo di un visore all’avanguardia e di tutte le App di Realtà Virtuale di IDEGO, ma anche di partecipare ad un weekend intensivo ed esperienziale di formazione. 

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