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Empatia E Realtà Virtuale: I Potenziali Benefici

Empatia e Realtà virtuale: i potenziali benefici

Secondo il vocabolario italiano, con la parola “empatia” si fa riferimento alla “[…] capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale […]”.

In altre parole, empatizzare significa riuscire a immedesimarsi nella situazione emotiva e cognitiva di un’altra persona. 

Capacità simili implicano processi di astrazione piuttosto avanzati, quasi una sorta di “superpoteri” se si considera ciò che è possibile fare.

Per esempio, prevedere anche nel dettaglio comportamenti o pensieri di un’altra persona, abilità questa di cui gli esseri umani sono i principali maestri.

La neuropsicologia dell’empatia

Secondo diversi studi sembra che alla base dell’empatia ci siano i neuroni specchio.

Infatti, si è visto che il semplice osservare un’altra persona eseguire un movimento porta a un’attivazione cerebrale della stessa area coinvolta nell’esecuzione del movimento. Quindi, quando si osserva un’azione, la si compie “mentalmente”, come un’imitazione.

Tale sincronia di attivazione cerebrale sarebbe alla base anche dell’empatia, cioè alla “sintonizzazione” con gli stessi sentimenti di un’altra persona.

È stato dimostrato come l’empatia motivi i comportamenti prosociali (Batson & Ahmad, 2009) ed è proprio sulla base di questo presupposto che ricercatori ed aziende tecnologiche si stanno cimentando al fine di trovare nuovi metodi che consentano di incrementare tale capacità. 

ViVRe nei panni dell’altro

In questo senso, sono numerose le personalità che lavorano in stretto rapporto con la realtà virtuale e ritengono che empatia e strumenti immersivi siano strettamente connessi.

Ad esempio, Chris Milk, un famoso regista del settore musicale, nel 2015 ha definito la realtà virtuale “la macchina dell’empatia”.

Infatti, strumenti come il VR hanno effetti sull’empatia perché capaci di generare immedesimazione.

E questo avviene tirando in ballo due elementi fondamentali dell’esperienza, ovvero l’ambiente e l’individuo. 

Colui che ne fa uso potrebbe trovarsi inserito in una vera e propria realtà alternativa (da un punto di vista geografico-naturalistico, paesaggistico), oppure nei panni di qualcun altro (grazie a un avatar), o addirittura entrambe le cose.

In questo modo viene ad assottigliarsi il gap fra noi e gli altri, fra interno ed esterno.

Il soggetto coinvolto è investito con veemenza da emozioni e sensazioni generate dal vivere l’evento in prima persona.    

Quello che prima era uno spettatore esterno e passivo, grazie al VR, ha l’opportunità di trasformarsi nell’attore protagonista, sperimentando attivamente.

Dunque, il cambio di prospettiva rappresenta il fattore determinante: è ciò che consente di sentire un’altra persona, percepirla, comprenderla, ciò che causa effetti sull’empatia.

Lo studio

Seinfeld e colleghi hanno dimostrato che sottoporre un autore di violenza domestica a un’esperienza in realtà virtuale impatta sulle sue capacità empatiche. 

Grazie a un apposito test, il Face-Body Compound, si è notato come gli aggressori abbiano reazioni diverse pre e post VR. 

Dopo aver vestito i panni delle vittime, subendo violenza verbali e fisiche, i soggetti violenti hanno manifestato una migliore sensibilità verso espressioni di timore e sofferenza quando presenti sui volti delle donne.

Educare all’empatia

L’agire concretamente in una situazione sviluppata al computer comporta modifiche psicologiche.

Ad essere influenzati sono convinzioni, pensieri e gusti delle persone. 

E i cambiamenti mentali hanno ripercussioni sugli atteggiamenti tenuti nella vita reale, di tutti i giorni.

La realtà virtuale può costituire un mezzo in grado di educare e sensibilizzare le persone rispetto a tematiche specifiche.

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