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La Profezia Di Black Mirror. Il Chatbot Dall’oltretomba è Realtà

La profezia di Black Mirror. Il chatbot dall’oltretomba è realtà

Nell’episodio “Be right back” di Black Mirror, Marta perde il fidanzato in un incidente automobilistico. Durante il funerale di Ash, Marta scopre da un’amica dell’esistenza di un’App capace di creare un’intelligenza artificiale che simuli la personalità della persona defunta; una volta analizzati tutti i messaggi, i profili dei social network e le email, il programma le avrebbe consentito di comunicare via chat con il compagno deceduto (o meglio con una sua riproposizione digitale).

La differenza tra la personalità di Ash e quella ricreata da un software emerge rapidamente, soprattutto quando Marta decide di farsi recapitare a casa un clone sintetico con le sembianze di Ash.

Clone a parte, la vicenda dell’App che simula la personalità di un defunto non è più fantascienza. Eugenia Kuyda, startupper russa, ha infatti realizzato un programma in grado di replicare le risposte di un amico scomparso. Il sistema mediante il machine learning analizza messaggi e email per poi riprodurre risposte simili a quelle che avrebbe fornito la persona defunta, trasformandola in un chatbot.

L’esperimento non ha dato i risultati sperati ma l’avanzare progressivo della tecnologia consentirà di migliorare rapidamente il funzionamento di questi sistemi; presto si potrà replicare fedelmente il comportamento di una specifica persona.

In termini psicanalitici, nel naturale processo di elaborazione del lutto – e quindi di disinvestimento della libido dall’oggetto perduto – queste formule tecnologiche potrebbero costituire un ostacolo.

Dopo aver riconosciuto la perdita, è importante riuscire, seppur gradualmente e con continue oscillazioni, riadattarsi e lasciare andare l’attaccamento per la persona scomparsa reinvestendolo verso nuove persone, relazioni e esperienze.

Stabilire un contatto con lo scomparso, e mantenerlo, resta una fase fondamentale del processo di elaborazione di un lutto, ma nell’epoca dell’iperconnessione spaventa pensare che il lavoro del lutto, che implica l’intrecciarsi inconsapevole di profonde dinamiche intrapsichiche della persona, possa essere demandato (anch’esso) ai media tecnologici.

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