fbpx
skip to Main Content
La Realtà Virtuale Può Ridurre Il Dolore Cronico Nei Pazienti Pediatrici?

La Realtà Virtuale può ridurre il dolore cronico nei pazienti pediatrici?

Nonostante la Realtà Virtuale goda ormai di un ampio riscontro anche in ambito clinico, sono meno frequenti le revisioni sulla sua efficacia nell’ambito della riduzione del dolore.

In questo senso, la dott.ssa Iannicelli dell’Università “Federico II” di Napoli e i suoi colleghi (2019) hanno eseguito un’indagine sistematica relativa all’impiego dei sistemi virtuali nella riduzione del dolore nei pazienti pediatrici.

Lo scopo era di confrontarli con le modalità standard di riduzione del dolore e determinarne gli eventuali vantaggi.

Poche ricerche ma buone

Partendo dunque da un’analisi dei database elettronici e degli articoli pubblicati tra il 2014 e il 2019, i ricercatori hanno ritenuto validi solo 9 studi su 1316 esaminati.

Ognuno di questi studi descrive diverse procedure mediche: dalla vaccinazione all’applicazione di una medicazione.

La Realtà Virtuale durante le iniezioni

Uno dei 9 studi prescelti dal gruppo della dott.ssa Iannicelli è, ad esempio, quello svolto da Chad e colleghi (2018),

In particolare, gli studiosi hanno usato la RV per cercare di ridurre il dolore e l’angoscia avvertite dai pazienti più giovani durante le vaccinazioni.

È emerso come i valori del dolore e della paura, entrambi registrati prima dell’iniezione, sono diminuiti nel 94,1% dei bambini  con l’utilizzo del visore RV.

Nello specifico gli studiosi hanno registrato una diminuzione media del dolore generale.

Sempre nell’ambito delle iniezioni, Doumlin e colleghi (2019) si sono concentrati invece sulle potenzialità distrattive della Realtà Virtuale.

In particolare, è stato messo a confronto l’effetto distrattivo della Realtà Virtuale con quello suscitato dalla visione di un programma trasmesso alla televisione.

Nonostante gli autori abbiano rilevato una riduzione sia della paura che del dolore, non sono state riscontrate differenze significative tra le due soluzioni. 

La Realtà Virtuale durante le medicazioni

Hua e colleghi (2015) hanno impiegato la RV per ridurre il dolore durante il cambio di medicazione nei pazienti pediatrici con ferite croniche degli arti inferiori.

La procedura prevedeva spogliarsi, pulire la ferita e cambiarsi dopo che un medico aveva valutato la ferita.

I bambini hanno valutato il loro dolore prima, durante e dopo i cambi di medicazione riportando una riduzione del dolore in ogni fase.

Infine, un altro studio (2014) ha utilizzato la Realtà Virtuale per ridurre il dolore durante la cura delle ferite da ustione.

In particolare, i partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a tre gruppi: cura standard, distrazione passiva guardando un film o distrazione tramite Realtà Virtuale.

I partecipanti al gruppo RV hanno riportato significativamente meno dolore, sia rispetto al gruppo delle cure standard, sia rispetto al gruppo di distrazione passiva.

Realtà Virtuale e Riduzione del dolore: esperimento promosso con riserva

Tutti gli studi presi in considerazione da Iannicelli e colleghi, mostrano come la Realtà Virtuale si sia rivelata uno strumento valido per la riduzione non farmacologica del dolore, a volte addirittura preferibile alle tecniche di riduzione del dolore standard attualmente in uso. 

Tuttavia, in alcuni casi la RV non ha ridotto maggiormente il dolore rispetto a pratiche anestetiche standard o comunque a soluzioni alternative.

La riduzione del dolore si è quindi rivelata essere la stessa sia nei trattamenti RV che non RV.

Inoltre, sebbene la RV si sia dimostrato uno strumento efficace per la riduzione del dolore, la maggior parte delle ricerche studia il suo effetto solo sul dolore acuto.

Per questo motivo, sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio l’effetto della RV nella popolazione pediatrica, anche per quanto riguarda il dolore cronico.

Da questa revisione si evince, dunque, come l’utilizzo della Realtà Virtuale in questo specifico ambito clinico sia promettente ma allo stesso tempo bisognosa di ulteriori studi e ricerche.

Se sei interessato a questa e altre tematiche, seguici sulla nostra Community di Psicologi Digitali cliccando qui.

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top
×Close search
Cerca