skip to Main Content
Il Nostro Cervello Tra Sport E Social Media

Il nostro cervello tra sport e social media

Lo sport e i social media alterano o modificano alcuni meccanismi cerebrali.

A dirlo è la Columbia University e il team di AsapScience. Ma in che modo?

Vediamolo partendo dai new media: cosa succede al nostro cervello quando entriamo nell’interrealtà dei social network e dei nuovi devices interattivi?
AsapScience elenca 4 alterazioni cerebrali:
  1. Dipendenza: circa il 6% degli utilizzatori esaminati mostra un impoverimento della sostanza bianca che controlla i processi emozionali, attentivi e decisionali, e quindi danni nelle stesse aree cerebrali di chi abusa di droga;
  2. Sindrome da vibrazione fantasma: un recente studio (Intimi, 2014) ha evidenziato che l’89% del campione avverte questa sensazione una volta ogni 15 giorni. Vivendo a stretto contatto con smartphone e tablet, il cervello li organizza all’interno della percezione tattile, assegnandogli il ruolo di “arti fantasma”;
  3. Narcisismo digitale: Facebook, Twitter, Instagram ecc. sono un “toccasana” per il nostro egocentrismo. Parlando sempre di noi, attiviamo di continuo le aree cerebrali associate alla ricompensa, aumentando il rilascio di dopamina: il “neurotrasmettitore della felicità”;
  4. Multitasking: gestire più finestre in contemporanea ci fa credere di essere dotati di multitasking, e quindi di essere in grado di svolgere più attività simultaneamente. Niente di più sbagliato. In realtà ci rendiamo costantemente più distraibili e meno pronti a immagazzinare nuovi input.
Lo sport, dal canto suo, migliora le prestazioni mentali, prevenendo numerose malattie del cervello, e aumenta la concentrazione. Lo studio condotto dalla Columbia University pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of The National Academy of Sciences of the United States) ha evidenziato che l’attività sportiva è in grado di creare nuove cellule per l’ippocampo, ossia la struttura del cervello che regola memoria e apprendimento.
Allenarsi contribuisce in maniera sostanziale alla neurogenesi e alla creazione di connessioni tra un neurone e l’altro, aumentando così la capacità di immagazzinare nuovi ricordi.
Arthur Kramer, docente presso l’Università dell’Illinois, asserisce che lo sport, soprattutto quello aereobico come la corsa, aumenta il flusso sanguigno nei lobi frontali, potenziando le funzioni esecutive del cervello (come la concentrazione). Nella rivista Strenght & Conditioning, Corsale (2012) spiega come l’attività motoria favorisca cambiamenti neuroendocrini con effetti antidepressivi e antistress, migliorando il tono dell’umore e riducendo gli eccessi di arousal (livello di attivazione della corteccia cerebrale necessario a mantenere quest’ultima in uno stato di vigilanza nei confronti degli stimoli provenienti dal mondo esterno).
Sempre nel campo della biochimica è dimostrato che l’esercizio fisico incrementa le generazione di endorfine, sostanze dalla struttura chimica simile agli oppiacei, con proprietà analgesiche ed euforizzanti.

A questo punto dovete solo chiedervi: “Noi cosa vogliamo per i nostri neuroni?”

Lascia un commento

Back To Top
×Close search
Cerca