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Sicuri In Rete: Intervista A Mauro Ozenda

Sicuri in Rete: intervista a Mauro Ozenda

Quali sono i confini  tra web reputation e personal reputation, di fronte ad un datore di lavoro o nella quotidianità di tutti i giorni? Quanto siamo consapevoli del peso dei nostri atteggiamenti digitali, delle implicazioni della rete, dei rischi? Quanto sono preparate le istituzioni sociali, la scuola, alla digitalizzazione dell’esistenza? Sono alcune delle domande cui proviamo a rispondere con Mauro Ozendaconsulente informatico, da oltre venti anni nel settore scolastico, e da più di 10 anni segue percorsi legati all’uso sicuro, sano, legale e consapevole di internet e dei social network. Collaboratore della Microsoft su progetti formativi nelle scuole italiane rivolte ai docenti e ai ragazzi e genitori delle scuole di ogni ordine e grado, attualmente svolge attività formativa con progetti mirati nell’ambito di percorsi educativi quali:  “Educazione Digitale”, “Sicurezza e Privacy”, “Uso sicuro, legale e consapevole dei Nuovi Media”  (vedi:http://www.maurozenda.net/attivita/ ).

 

Dott. Ozenda, che differenza c’è, se esiste, tra la reputazione on-line e la reputazione ‘tradizionale’?

Una definizione semplicistica di reputazione potrebbe essere “come gli altri ci vedono in base ai risultati derivanti dal nostro comportamento e dai giudizi espressi da persone che hanno avuto modo di conoscerci”. La reputazione online (web reputation) consiste nella reputazione digitale che risulta collegata a una singola persona (personal reputation),  a un brand o a un’azienda (brand reputation). Dal momento che la reputazione online si rifà agli stessi meccanismi della reputazione reale, è in continuo perenne mutamento, seguendo determinati elementi riconducibili a fatti, giudizi, commenti e constatazioni, sia positive che negative, che la reputazione online riceve e da cui rimane influenzata. Oggi più che mai risulta di fondamentale importanza  il conseguimento di una buona reputazione online. Mentre la reputazione tradizionale è vincolata al territorio di competenza nel quale operiamo, ai familiari, ai colleghi di lavoro, e alla cerchia di amici che frequentiamo, la reputazione digitale è accessibile a chiunque voglia avere informazioni che ci riguardano mediante l’utilizzo di un unico semplice strumento: “Google”. Risulta dunque importante utilizzare strumenti che consentano di monitorare costantemente ciò che la Rete pensa di noi,  mediante risorse online appositamente predisposte a tale scopo da aziende del settore. Una risorsa gratuita utilizzabile a tale scopo è “Google Alert” che consente di monitorare ogni qualvolta si parla di noi mediante alert che arrivano in tempo reale sulla nostra casella di posta. Esistono poi aziende specializzate nel cercare di tutelare la reputazione delle persone/brand mediante software appositamente sviluppati per gestire i controlli in fase preventiva o intervenire a posteriori.

 

Di fronte a un datore di lavoro è un’esagerazione pensare che i nostri social abbiano più peso di un curriculum?

La prima slide che presento ai ragazzi durante i miei corsi ha come hashtag #internetindelebile. Occorre essere consapevoli che ciò che posti su internet una sola volta, un secondo, è un tatuaggio indelebile, resta per sempre. Partendo da questo concetto occorre dunque prima di postare/pubblicare qualunque cosa, da un semplice commento a una foto o un video, riflettere prima dell’ultimo tasto di conferma: quanto sto facendo può in qualche modo danneggiare me o altri? Da tempo amministro su Facebook la pagina social “Il cerca lavoro della provincia di Imperia” con oltre 6.000 iscritti e in continua espansione. Posso dire che il CV viene preso in considerazione ormai in maniera molto limitata dai datori di lavoro, i quali, quando ricevono una richiesta di lavoro, come prima cosa non leggono il CV, ma vanno diretti a vedere la pagina Facebook del richiedente. Infatti ciò che trovano sul social è sottoposto al giudizio di tutti e dunque maggiormente attendibile rispetto a un CV. Altri social poi aiutano ancor di più a capire l’effettiva competenza della persona che si va a ricercare, in quanto sono gli utenti stessi a confermare una specifica competenza in base a reali riscontri oggettivi (vedi Linkedin).

 

Quali sono i rischi più frequenti che corrono in rete gli adulti?

Credo sia peggio non sfruttare la Rete e restarne fuori.  Perdere dunque le grandi opportunità che Internet e tutto ciò che vi ruota attorno mette a disposizione della società attuale. Detto questo vorrei evidenziare che Internet non è un Far West, un territorio libero nel quale tutto è concesso, bensì vigono le stesse regole e leggi che esistono nel mondo reale. Nell’oceano delle informazioni presenti sulla Rete occorre essere consapevoli che non tutte le fonti dalle quali si attinge (siti web, blog o spazi all’interno dei social network) sono affidabili. Dunque il rischio maggiore, senza entrare nello specifico di quelli che sono i pericoli che la Rete presenta (virus, truffe, furti d’identità, diffamazione, violazione privacy etc), è quello di utilizzare strumenti messi a disposizione senza essere consapevoli dei rischi e pericoli facendo dunque attività di prevenzione e monitoraggio. Il consiglio che posso dare oggi è quello di fare un minimo di formazione per acquisire consapevolezza di quelli che sono i lati positivi e negativi della Rete. Nei miei percorsi formativi solitamente prevedo incontri con i ragazzi a scuola e un incontro con i genitori durante il quale fornisco consigli utili non solo a proteggere e tutelare i loro figli, ma a utilizzare internet in modo maggiormente sicuro, sano, legale e consapevole, nell’interesse loro e della loro famiglia. A tal proposito viene in aiuto il mio blog, www.tecnoager.eu, che riporta notizie aggiornate che recupero sul web e riporto, ormai da alcuni anni, inerenti appunto a tematiche quali sicurezza, privacy, web reputation eccetera.

 

Rispetto al panorama europeo qual è il livello di “informatizzazione” della scuola italiana? Cosa è stato fatto e cosa manca? 

Posso riportare la mia esperienza derivante da quando lavoravo per un’azienda che faceva formazione nelle scuole su piattaforma Microsoft. Ricordo i progetti “1A” e “1B” ministeriali che si ponevano l’obiettivo di informatizzare segreteria scolastica da un lato e aule informatiche. Ad oggi rispetto ad allora sono stati fatti sicuramente passi avanti dal punto di vista dell’informatizzazione e della formazione dei docenti, ma ahimé passi troppo lenti. Si è parlato in questi ultimi anni di LIM in tutte le classi, di portare l’informatica all’interno di tutte le materie scolastiche, di formare i docenti, ma la situazione rispetto al 2000 (sono passati 16 anni) è cambiata solo per alcune realtà mentre per altre si è rimasti indietro. Quello che noto muovendomi all’interno del mondo scuola (dalla primaria alle superiori) è un gap enorme tra scuole tecnologicamente all’avanguardia e docenti estremamente preparati, e scuole con materiale obsoleto, senza docenti preparati in grado di supportare i colleghi a sfruttare al meglio le nuove tecnologie. In generale poi noto una scarsa cura per la sicurezza informatica, derivante principalmente dalla scarsità dei fondi messi a disposizione dal Governo in questi ultimi anni, che non consentono ai Dirigenti Scolastici di investire in tal senso (ma questo credo sia un problema che coinvolge in generale la P.A. italiana). Esistono progetti portati avanti negli ultimi anni da insegnanti molto bravi, che si occupano di fare formazione all’interno delle varie scuole italiane. Fra questi una menzione particolare la darei al progetto “Impara Digitale, che ritengo, fra i vari progetti che ho visto passare nel corso degli anni, quello destinato (se seguito a dovere) a portare i migliori frutti per raggiungere un livellamento di conoscenze e competenze informatiche all’interno della scuola italiana. Quando mia figlia faceva la terza elementare, durante gli incontri che facevo, esprimevo la mia speranza che una volta alle superiori potesse andare a scuola con un pendrive o un tablet. Oggi è in seconda liceo e la cartella è sempre più pesante….

 

Qual è il livello d’attenzione in Italia rispetto ai rischi che derivano dalla rete, qual è la prevenzione rispetto a quello che  succede nel resto d’Europa?

Abbiamo un organismo – la Polizia Postale – preposto al controllo della Rete che è composto da poco più di 2.000 agenti, che svolge il proprio lavoro egregiamente, facendo costantemente il monitoraggio della Rete. In termini preventivi la stessa Polizia Postale con incontri formativi nelle scuole sul territorio nazionale cerca di sensibilizzare e informare circa i pericoli della Rete, ormai da diversi anni, muovendosi sulle scuole di ogni ordine e grado in sinergia con le principali aziende del settore e associazioni no profit. Credo che oggi, in Italia, sarebbe opportuno creare una rete di formatori specializzati per raggiungere l’obiettivo di alfabetizzare rispetto a queste tematiche le famiglie e scuole italiane. C’è da dire poi che, in termini di potenzialità nel settore dell’Information Tecnology, abbiamo piccole e medie aziende ben strutturate con risorse umane di tutto rispetto, che nulla hanno da invidiare a quelle del resto d’Europa.

 

Quali organizzazioni esistono impegnate nel garantire una navigazione sicura per le nuove generazioni, e in che modo interagiscono con le Istituzioni scolastiche?

Nel corso degli anni ho visto diversi progetti passarmi davanti, svolti a macchia di leopardo da vari soggetti (associazioni, aziende, centri di formazione). Progetti che vanno avanti qualche anno e poi si fermano per mancanza di fondi o altri motivi. Quello che ritengo sarebbe utile è trovare una regia unica per ciascuna regione, e generare un modello funzionale da esportare poi nelle altre regioni. Da questo punto di vista, se esiste qualche realtà interessata, anche grazie all’esperienza maturata nel corso degli anni, mi faccio avanti come coordinatore del progetto. Fra le principali realtà impegnate oggi da menzionare in primis la Polizia Postale e delle Comunicazioni, a seguire Unicef Italia, Microsoft, Telefono Azzurro, Save the Children, Moige, Associazione Mani Colorate con cui ho collaborato e collaboro su alcuni importanti progetti all’interno di alcune scuole.

 

Ci può parlare del c.d. parental control? Esistono risorse alternative?

Il parental control, controllo genitori, filtro famiglia che dir si voglia; ogni genitore che si rispetti dovrebbe installarlo sul dispositivo (tablet/smartphone/PC/console giochi) del proprio figlio implementandone le impostazioni sino all’età di 12 anni. Dagli incontri che svolgo emerge che sono un 10% i genitori che lo adoperano. A maggior ragione i genitori dovrebbero invece partecipare ai nostri incontri formativi/informativi. Fra le risorse alternative propongo un ottimo ambiente operativo protetto con applicazioni dedicate per i bambini: “Freestyle Pc Kids” del collega Stefano Tagliabue. A tale riguardo stiamo cercando di unire le forze fornendo anche la fiaba scritta dalla collega Rosa Rita Formica su miei contenuti “Un computer dal cuore saggio”, che spiega ai bambini i concetti principali per poter utilizzare in modo maggiormente consapevole internet e i moderni dispositivi tecnologici.

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