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Quanto è Pericoloso Pubblicare Le Foto Dei Propri Figli Sui Social Network

Quanto è pericoloso pubblicare le foto dei propri figli sui social network

E’ ormai una pratica invalsa pubblicare le foto dei propri figli e nipoti sui social network. Si può discutere quanto sia giusto moralmente ricorrere ad un comportamento di questo tipo, soprattutto quando i piccoli vengono egoisticamente esibiti come trofei dai genitori in qualsiasi tipo di situazione quotidiana.

Ma vediamo che cosa stabilisce la legge in merito.

Innanzitutto, l’interesse superiore del minore è sancito internazionalmente dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e, a livello europeo, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nonché dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda l’ordinamento italiano, il minore non viene tutelato solo dalla Costituzione (artt. 2 e 31 comma 2 Cost.), bensì anche dalla legislazione ordinaria civile e penale.

Nello specifico, la legge sul diritto d’autore (art. 96 legge n. 633/1941) impone che il ritratto di una persona non possa essere esibito senza il suo consenso.

In merito si è pronunciato anche il Garante della Privacy, secondo il quale il minore in una foto deve essere tutelato sia in tutte le situazioni inerenti la vita quotidiana, e questo vale soprattutto per i genitori, sia nel caso di un suo coinvolgimento in fatti di cronaca, in riferimento all’utilizzo che ne possono fare giornali e televisioni.

E ora veniamo all’annoso dibattito sulla pubblicazione delle immagini (foto e video) dei minori sui social: occorre sapere che non esiste alcun divieto alla loro pubblicazione, ciascun genitore le può lecitamente utilizzare su Facebook o quant’altro.

Tuttavia, questa pratica può avere risvolti molto pericolosi, perché le immagini diventano così accessibili a tutti e ognuno le può utilizzare come vuole senza controllo alcuno.

Anche se sui social è possibile restringere il proprio network di amici e conoscenti, rimane in ogni caso la possibilità di salvare le foto, utilizzarle senza restrizioni, compreso il condividerle. I “nostri” amici virtuali possono addirittura taggare la foto. In questo modo, potenzialmente, le foto dei figli possono a nostra insaputa circolare ovunque in rete.

Perciò la Polizia invita a prestare molta prudenza nel pubblicare le immagini dei bambini. Per quanto riguarda i figli, è opportuno non dare informazioni private: innanzitutto,cari genitori, evitate di postare foto dei bambini in costume, in biancheria o nudi, così come è meglio evitare di immortalare luoghi che siano facilmente riconoscibili e di fare riferimenti espliciti alla scuola che frequentano i vostri figli.

E’ sconsigliato anche commentare attivamente le pagine social dei corsi sportivi, della palestra, della scuola di danza dove li portate, sempre per evitare di fornire informazioni sensibili.

Occorre, invece, il consenso dei genitori quando sono la scuola, l’asilo, … a voler pubblicare le foto dei bambini; oltre a ciò, è consigliabile anche pretendere che, in questi casi, vengano oscurati (pixelati in gergo) i volti dei minori. Attenzione, però, che nuovamente rimane la possibilità di fare proprie le foto da parte di chiunque.

Particolare attenzione dovranno prestare i genitori separati, divorziati e in generale gli affidatari dei figli, perché sarà necessario di volta in volta il consenso di entrambi i genitori.

Last but non least, non dimentichiamo che le foto cancellate restano di norma nel backup del gestore dei social per almeno 30 giorni prima di essere eliminate per sempre.

In assenza del preventivo consenso dei genitori, il privato che pubblichi le foto di un minore si rende responsabile di un illecito civile, tanto che i genitori possono chiederne l’immediata rimozione, oltre ad aver diritto ad un risarcimento se tale pubblicazione ha arrecato un danno al soggetto dell’immagine.

In aggiunta, se chi pubblica le foto voleva trarne un vantaggio economico, sarà punito con la reclusione fino a tre anni, per trattamento illecito dei dati.

Si risponde di diffamazione aggravata (reclusione da 6 mesi e 3 anni o pagamento di una multa)se addirittura viene lesa la reputazione del minore.

Occorre agire, quindi, sempre con estrema prudenza al fine di tutelare figli, nipoti e minori in generale. Attenzione genitori!

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