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Fake News: Ecco Come Diventare Immuni Alle Bufale

Fake news: ecco come diventare immuni alle bufale

Perché ognuno di noi, dal più al meno intelligente, ha abboccato almeno una volta ad una falsa notizia? Che sia l’ingrediente segreto della nota crema alle nocciole, la congettura del terrapiattista, la leggenda sui vaccini o sugli immigrati, la teoria che afferma di poter determinare la personalità sulla base del gruppo sanguigno o l’elenco dei 3 cibi da inserire assolutamente nella propria dieta per prevenire la tallonite, la vera domanda è perché capita di crederci.

Prima di comprendere perché siamo inconsciamente portati a credere a ciò che leggiamo e ad apprendere delle strategie per immunizzarci alle bufale, è interessante mostrare i dati emersi da un report di NEWS-ITALIA pubblicato l’8 settembre 2017. L’osservatorio NEWS-ITALIA monitora e descrive le trasformazioni delle informazioni in Italia dal 2010 e, in particolare, si è dedicato anche allo studio della circolazione delle fake news. Il dibattito al riguardo vede, da una parte, i dubbi sulla qualità delle notizie, sempre meno controllate e controllabili, fruite dagli ormai utilizzatissimi canali digitali; dall’altra, una riflessione sulla qualità e l’equilibrio dell’informazione tradizionale fruita dai media.

I canali delle fake news

Dunque, le fake news non escludono TV e radio dai possibili canali mediatici, ma innegabilmente si diffondono con più facilità attraverso i social network, primo tra tutti Facebook. D’altronde, verificare la veridicità di una fonte su canali che – come Facebook o Twitter – offrono a tutti la possibilità di dire la propria, non è sicuramente semplice e non ci garantisce in nessun modo di filtrare una bufala lanciata da un qualunque incompetente, magari esclusivamente interessato a far valere il suo democratico diritto di scrivere o commentare un post.

Dunque credere ad una fake news è qualcosa che va oltre la cultura, il grado d’istruzione, l’intelligenza di una persona: se non si ha una reale competenza nel campo della notizia letta, l’unico rimedio è il Fact Checking.

Perché abbocchiamo?

Esistono fattori e processi cognitivi che aumentano la nostra propensione a credere a ciò che leggiamo:

1) Familiarità:

Siamo portati a credere a ciò che leggiamo, specialmente se consideriamo la fonte sufficientemente degna di attendibilità. Il fatto che un nostro amico abbia condiviso un post, infatti, ci porta inconsapevolmente a ritenerlo veritiero o credibile, perché ipotizziamo che qualcuno di fiducia abbia già vagliato i suoi contenuti al posto nostro.

2) Inferenze sillogistiche astratte:

Essendo più capaci di risolvere sillogismi espressi in forma concreta rispetto a quelli espressi in forma astratta, risolvere problemi logici non immediatamente riconducibili a qualcosa di concreto sarà un compito leggermente più complesso, specialmente per un lettore distratto. Alla luce di ciò, è importante sapere che, se stiamo leggendo una notizia con superficialità (ad esempio, scorrendo con leggerezza tra i post di un social network), faremo più difficoltà a risolvere un sillogismo con contenuto astratto, e quindi ad accorgerci, ad esempio, che è errato.

Di seguito, un piccolo esempio: verificate la veridicità del primo sillogismo, poi quella del secondo e, infine, leggete la soluzione.

Premessa 1: Tutti gli A sono B.

Premessa 2: C è un A.

Conclusione: Tutti gli A sono C.

Premessa 1: Tutti i cani sono animali.

Premessa 2: Maggie è un cane.

Conclusione: Tutti i cani sono Maggie.

Entrambi i sillogismi sono errati, ma probabilmente avrete risolto con più facilità quello espresso in forma concreta.

3) Tendenza alla conferma:

Visti i limiti della memoria di lavoro (che permette l’elaborazione di informazioni nell’esecuzione di diversi compiti cognitivi, quali la risoluzione di problemi, la comprensione o il ragionamento), siamo portati a verificare le ipotesi attraverso la ricerca di una conferma piuttosto che di una falsificazione, e dunque utilizzando uno schema di tipo sillogistico positivo.

4) Strategie euristiche:

Nella quotidianità, siamo portati a prendere decisioni sulla base di procedure talvolta poco attendibili, ma che hanno il vantaggio di essere economiche. Infatti, se in ogni situazione dovessimo analizzare per filo e per segno tutti i pro e tutti i contro, o tutte le possibilità come algoritmi, il dispendio delle nostre energie e del nostro tempo sarebbe decisamente oltremisura. Basandoci sull’esperienza, sulla cultura, sulle abitudini, utilizziamo strategie semplificanti, in grado di offrirci rapidamente soluzioni approssimative, ogni volta che decidiamo se passare o arrestarci  con il semaforo arancione o se mettere o no un like ad un post.

Quale vaccino antibufala?

Considerando che le fake news non risparmiano nessuno, è bene sapere che l’unico modo per riconoscere una falsa notizia è diventare personalmente motivato al fact checking, astenendosi dal giudizio in merito finché non ne è stata verificata la veridicità.

A tal proposito, l’International Federation of Library Associations and Institutions ha realizzato un’infografica con 8 semplici passaggi per verificare l’attendibilità di una notizia:

  1. Considerare la fonte: indagare sull’attendibilità della fonte che ha diffuso la notizia;
  2. Approfondire: indagare eventuali omissioni o esagerazioni finalizzate a rendere la notizia più interessante di quanto realmente sia;
  3. Verificare l’autore: l’autore è reale? È esperto nel campo relativo alla sua notizia?
  4. Controllare le fonti a supporto: cliccare sui link delle fonti a supporto per verificare se sostengono realmente la notizia;
  5. Verificare la data: le notizie troppo datate potrebbero non essere più attendibili nell’attualità;
  6. Accertarsi che non sia una notizia di satira: è possibile che la notizia sia ironica o scherzosa;
  7. Verificare i propri preconcetti: valutare se le proprie convinzioni influenzano il giudizio e, se sì, in quale misura;
  8. Chiedere agli esperti: affidarsi a persone più competenti o fonti particolarmente affidabili.

Dunque, sarebbe bene che ognuno di noi, prima di elaborare un giudizio su una notizia letta o ascoltata, ne esamini i contenuti e le fonti e ne verifichi l’attendibilità e la veridicità. Smascherare le fake news comporta attenzione, interesse, approfondimento e consapevolezza, ma anche coraggio di condividere la propria opinione quanto è lontana dal pensiero collettivo.

È chiaro che realizzare una rivoluzione mediatica per rendere i Social Network una fonte di notizie sicure è surreale e irrealizzabile, ma indubbiamente è possibile opporsi alla disinformazione e alla sua diffusione.

 

Bibliografia

BENVENUTO, S. (2000). Dicerie e pettegolezzi: perché crediamo in quello che ci raccontano. Bologna: Il Mulino.

GAMBINI, P., (2006). Introduzione alla psicologia. Volume secondo: i processi cognitivi.  Milano: Frango Angeli

MARCHI, R. (2012). With Facebook, blogs, and fake news, teens reject journalistic “objectivity”.    Journal of Communication Inquiry, 36(3), 246-262.

PENNA, M. P., PESSA, E. (1994). La rappresentazione della conoscenza. Introduzione alla      psicologia dei processi cognitivi. Roma: Armando Editore.

SNOWDON, C. (2010). The spirit level delusion: fact-checking the left’s new theory of everything.      London: Little Dice.

 

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