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Abuso Infantile In Rete. Prima Di Condividere: Pensa!

Abuso infantile in rete. Prima di condividere: pensa!

L’espansione del web ha moltiplicato le possibilità di conoscenza, scambio e contatto tra le persone, acuendo allo stesso tempo i rischi insiti nella rete. A tale proposito, uno dei fenomeni in preoccupante  espansione riguarda l’abuso sessuale sui minori online.

Netlog, Myspace o Facebook, sono social network molto amati dai ragazzi, in quanto permettono di chattare, condividere foto e video personali, creare gruppi di interesse ed instaurare nuove amicizie.

Eppure è ancora scarsa l’informazione relativa alle migliaia di falsi profili su community e social network, dietro i quali si nascondono spesso veri e propri pedofili che navigano la rete in cerca di contatti con bambini ed adolescenti.

La gravità del fenomeno è anche connessa alla maggiore disinibizione che regola i nostri comportamenti online: nelle esperienze su Internet,d’altra parte, non sempre adottiamo gli stessi atteggiamenti prudenti che abbiamo nei rapporti interpersonali della vita reale. Questo perché la maggiore percezione di anonimato e distacco dal nostro interlocutore riduce, specie nel minore, la consapevolezza dei rischi a cui è possibile andare incontro nelle relazioni virtuali.

 

Come si agisce l’abuso sessuale online?

Si parla si sex abuse ogni qualvolta un minore viene coinvolto, da parte di un adulto, in attività sessuali anche non caratterizzate da violenza esplicita, e a cui il minore non è in grado di acconsentire liberamente per la sua età e per il ruolo dominante giocato dal predatore. Si può manifestare in forme diverse, catalogabili in due tipologie, a seconda del ruolo passivo o attivo del minore. L’approccio passivo si manifesta attraverso la produzione, distribuzione, download e visualizzazione di materiali a sfondo sessuale da parte del molestatore. Quello attivo vede i ragazzi impegnati in attività e comunicazioni come risposta a sollecitazioni ricevute da parte del pedofilo, finalizzate alla produzione di materiale pornografico, alla frequentazione di chatroom e ad incontri nella vita reale (Mazzucchelli, 2015).

 

Qual è l’identikit del sex offender digitale?

Nella casistica arrivata all’attenzione dell’unità di Analisi dei crimini Informatici e del Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia online, si ritrovano soggetti con caratteristiche tipiche del criminale lucido, che possiede complesse abilità relazionali che ne fanno un interlocutore attraente e competente. Una modalità che ben sa utilizzare il sex offender, infatti, è la manipolazione, infarcita da una buona capacità di intrattenere ed instaurare conversazioni scritte. I pedofili sono inoltre grandi conoscitori del mondo infantile e sanno quindi dove concentrare le loro attenzioni e le loro energie per aumentare al massimo la probabilità di ottenere confidenze dai ragazzi e così la loro fiducia (Strano, 2003)

Il  pedofilo, in genere, inizia una conversazione su tematiche banali e tipiche della vita del bambino, mente sulla sua età anagrafica, salvo poi rivelarla quando la relazione si approfondisce. Le richieste di confidenze sessuali arrivano di solito dopo alcune dichiarazioni di trasporto sentimentale, a cui segue la richiesta di un incontro reale.

 

Quali sono i soggetti maggiormente a rischio?

Ad essere maggiormente a rischio sono i ragazzi con disabilità, ma anche quelli che nella vita di tutti i giorni si confrontano in modo problematico con le dinamiche familiari, scolastiche e amicali (World Health Organization, 2006). Il rischio di incontrare online predatori sessuali è elevato per i ragazzi e le ragazze più giovani, e come tali meno preparati a distinguere tra normalità e pericolosità della relazione, e tanto più perché la rete è diventata per loro uno strumento importante di relazione e di crescita personale.

 

Come prevenire l’abuso?

L’unica possibile prevenzione del fenomeno è l’informazione e l’educazione, allo scopo di favorire lo sviluppo da parte dei minori di capacità nel prendere decisioni intelligenti, di sviluppare un pensiero critico e di fare scelte responsabili (Romaniello, 2014).

A questo proposito a Firenze nel 2009 è partito il progetto “Web in Cattedra”. L’iniziativa è stata ideata in risposta ad un’ emergenza educativa segnalata da molti insegnanti, preoccupati dall’assiduo ed incosciente utilizzo di Internet da parte degli alunni. Questo progetto ha come fine quello di istituire un’azione preventiva volta ad informare i minori sui pericoli della rete, in modo da  responsabilizzarli nell’uso della navigazione Internet.

Bisogna, però, anche riconoscere che spesso sono gli adulti stessi a creare, senza volerlo, i presupposti affinché la rete della pedofilia online raggiunga i minori. Quello che per i genitori o i fratelli maggiori è un semplice gesto di condivisione di un video o di una foto, per il sex offender rappresenta una grande opportunità. Il pericolo maggiore, dunque, per i bambini di oggi è l’irresponsabilità e l’esibizionismo insito nella condotta degli adulti di riferimento. In questa epoca tecnologica e virtuale è quindi necessario che si istruisca e si sensibilizzi, tanto l’adulto quanto il minore, ad un modo di vivere la virtualità intelligente e tutelante l’intimità propria,  ma soprattutto dei bambini.

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