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Bambole Gonfiabili 2.0: Ci Innamoreremo Di Un Robot Del Sesso?

Bambole gonfiabili 2.0: ci innamoreremo di un robot del sesso?

Arrivano le bambole gonfiabili 2.0: ci innamoreremo di un robot del sesso?

Fino a dove può arrivare l’attaccamento ad una macchina inanimata ma sempre più simile all’uomo? Finiremo per rinunciare alle relazioni con gli altri esseri umani per preferire la convenienza di un partner irreale? Oggi più che mai è aperta la questione relativa all’uso dei robot del sesso.

“L’uso di sex dolls è raccapricciante o sano?”

Ecco il titolo di uno studio di Knox, Huff e Chang, analizza l’atteggiamento degli studenti universitari nei confronti degli inanimati surrogati del sesso, dato che sono ormai commercialmente disponibili i cosiddetti “sexbots”, ossia i robot–partner sessuali, dopo aver imperversato nella letteratura e nei film di fantascienza e negli show televisivi.

Le celeberrime bambole gonfiabili risalgono al XVII secolo; ma, in seguito ai progressi della tecnologia, oggi sono presenti sul mercato bambole sempre più realistiche rispetto alle “classiche” bambole gonfiabili di plastica, in grado di compiere attività sessuali che rivaleggiano, se non addirittura in alcuni casi superano, le capacità umane.

I sex dolls possono aggravare i problemi interpersonali già esistenti

La questione centrale e problematica è che l’utilizzo di sex dolls può aggravare i problemi interpersonali, specialmente per i giovani uomini timidi, impedendogli di confrontarsi con i reali problemi sociali; inoltre, si teme che il loro uso possa inasprire la mercificazione e lo sfruttamento del corpo delle donne, soprattutto per quanto riguarda alcune forme preoccupanti di pornografia.

A questo punto ci si chiede se il crescente interesse in questi oggetti sessuali possa in modo irrimediabilmente grave compromettere e minacciare la nostra capacità di sviluppare una reale sfera intima ed affettiva. Già per alcuni, infatti, le sex dolls sono molto più interessanti delle relazioni tra umani, per l’unilateralità dell’interazione. Le relazioni con le sex dolls e con i partner di realtà virtuale potrebbero dare l’illusione di eliminare i rischi emotivi tipici delle relazioni interpersonali reali, fornendo una risposta troppo semplice alla solitudine. L’esempio lampante di ciò ci è fornito dal mercato in espansione dei giochi sessuali di Realtà Virtuale:  ognuno può costruirsi un partner ideale e trattarlo a suo piacimento, apparentemente senza ripercussioni.

Per approfondire la questione, i ricercatori hanno reclutato un campione di 345 studenti universitari, femmine e maschi, tramite un link inviato via email. Gli “esaminati” hanno risposto ad un sondaggio sulle loro abitudini sessuali in merito all’utilizzo di sex dolls, inanimati e non reattivi, e ai robot umanoidi, di gran lunga più simili agli umani.

Le domande rivolte miravano a capire quanto accettabile fosse per gli intervistati l’idea di avere rapporti sessuali e una relazione con sex dolls, se ne avrebbero potuto sposare uno, se fosse concepibile avere rapporti sessuali in qualsiasi momento senza alcun tipo di barriera (un robot non avrà mai mal di testa!).

Il 20% degli intervistati ha detto di capire come qualcuno possa consciamente preferire di avere rapporti sessuali con una bambola o con un robot invece che con una persona umana. Sono, comunque, gli uomini a dimostrare maggiore apertura sia verso l’uso delle bambole sia nell’accettare l’idea che sia possibile sviluppare veri e propri sentimenti nei confronti di robot umanoidi.

In una società in cui il tasso dei divorzi è in crescita e dove le persone dimostrano sempre più difficoltà nello stabilire relazioni sentimentali durature soddisfacenti, la diffusione di robot surrogati del sesso non è da sottovalutare. Diventerà sempre più comune, soprattutto con gli enormi sviluppi della robotica, dell’intelligenza artificiale e della realtà aumentata.

Forse, in un futuro non così lontano, diventerà sempre più normale avere relazioni intime tanto con le persone umane che con i robot umanoidi, per quelli che lo desiderano. Ci innamoreremo davvero di un robot?

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