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Personaggi In Analisi: Stewie

Personaggi in analisi: Stewie

Diabolico, con istinti aggressivi e apparentemente privo di morale, Stewie Griffin potrebbe richiamarci alla mente l’idea che Freud aveva del bambino, tutt’altro che pura e angelica!

Stewie è uno dei protagonisti della nota serie animata “I Griffin”; nonostante abbia solo un anno, mostra un carattere scaltro, intervenendo spesso nei discorsi degli altri personaggi con battute pungenti e sarcastiche. A renderlo un soggetto centrale all’interno della serie è sicuramente la sua personalità ‘criminale’ in evidente contrasto con la sua tenera età. Stewie, infatti, è mosso continuamente da pulsioni distruttive, sia nei confronti della madre (che dichiara spesso di voler uccidere), sia di chiunque intralci la sua strada nei suoi piani loschi.

Se al telespettatore può sembrar strano vedere un bambino manifestare tali istinti, probabilmente per Freud non lo sarebbe affatto. Lo psicologo austriaco sviluppò la teoria psicoanalitica di personalità, includendo in essa desideri inconsci e motivazioni nascoste.
Secondo Freud la personalità è strutturata secondo tre dimensioni:

  1. l’ES, che si origina sulla base di unità naturali, persegue il principio del piacere secondo impulsi erotici ed aggressivi. Rappresenta i desideri inconfessati e inconfessabili, le pulsioni primitive volte a sopraffare gli altri, privi del principio di non contraddizione ma tesi alla semplice ricerca del piacere immediato;
  2. il SUPER-IO, connesso alla sfera della moralità e delle norme sociali. Rappresenta le regole morali in cui primeggiano i divieti e le proibizioni
  3. l’IO, che ha il compito di mediare e bilanciare l’Es e il Super-Io, cercando dei compromessi.

Il piccolo della famiglia Griffin, sembra avere una personalità incentrata tutta sull’Es; segue i suoi impulsi di distruzione, senza tener conto di norme etiche o sociali. Si potrebbe d’altra parte ipotizzare che Stewie sia a conoscenza di principi etici, ma che il suo IO non sia ancora completamente sviluppato, lasciando che le sue pulsioni emotive prendano il sopravvento. Per esempio, nell’episodio “Giochi di potere”, in cui Stewie percuote Brian che gli deve dei soldi, o quando decide di uccidere Babbo Natale che non lo ha voluto prendere in braccio, o tutti i suoi tentativi di distruggere la madre Lois con armi fantasiose.

Questi sono esempi di come la rabbia di Stewie prenda il controllo sui suoi standard morali, e di come l’IO non riesca a mantenere l’equilibrio tra l’Es e il Super-Io. Scriveva Freud nell'”Introduzione alla Psicoanalisi”:

“Il bambino piccolo è notoriamente amorale, non possiede inibizioni interiori contro i propri impulsi che desiderano il piacere. La funzione che più tardi assume il SuperIo viene svolta dall’autorità dei genitori.”

Dipinto in questo modo, Stewie sembra prendere le sembianze di un “mostro”: cosa lo rende allora un personaggio così tanto amato dai telespettatori?

In lui si nota in maniera chiara un contrasto disarmante ma allo stesso tempo piacevole: da un lato Stewie rimane un bambino, con la sua pipa a bolle di sapone, con il suo orsacchiotto Rupert e con la passione per i teletubbies, dall’altra abbiamo un adulto razionale, cinico e impegnato a svolgere i suoi giri di affari e i suoi piani di distruzione. È in questa contrapposizione che sta il segreto del piccolo grande Stewie.

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