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La Tecno-terapia: Un’introduzione Alla VRET

La tecno-terapia: un’introduzione alla VRET

La psicoterapia è uno degli ambiti di applicazione della Realtà Virtuale più interessanti e promettenti.

A partire dagli anni 2000 sono numerose infatti le pubblicazioni internazionali che indicano come la VRET, Virtual Reality Exposure Therapy, sia una prospettiva realistica, efficace e ben funzionante.
La Virtual Reality (VR) permette di indurre esperienze sensoriali di luoghi o oggetti, reali o immaginari, che vengono simulati per mezzo di tecnologie informatiche. Attraverso un HMD (head mounted display) con apposite cuffie, il soggetto vive in prima persona la sensazione di coinvolgimento, grazie a segnali visivi ed uditivi, ed alla possibilità di interagire con movimenti di corpo, testa e arti.

Il paziente, guidato dal terapeuta, entra quindi nell’ambiente virtuale portando con sé la storia personale, le sue aspettative e le sue caratteristiche cognitive ed emotive; la persona, ad esempio, può confrontarsi con situazioni temute e complesse, ma le affronta e impara a gestirle attraverso un graduale processo di esposizione concordato e controllato (esporre il soggetto agli stimoli che producono una disfunzione è un elemento fondamentale nelle terapie cognitivo-comportamentali). Gli ambienti ricreati in Realtà Virtuale (VR) rappresentano una situazione in cui l’utente è in grado di provare diversi stati emotivi e tale sperimentazione permette al soggetto di affrontare le proprie paure, e di correggere comportamenti disfunzionali all’interno di un contesto protetto e controllato.

Alcune ricerche italiane (Villani et al., 2011; Vincelli, 2007) hanno dimostrato l’efficacia dell’applicazione di ambienti di VR per il trattamento dei disturbi d’ansia come la paura di volare, la fobia sociale, l’agorafobia, l’acrofobia, l’aracnofobia, il disturbo post-traumatico da stress e il disturbo ossessivo compulsivo.

Uno dei protocolli utilizzati per la fobia sociale, ad esempio, è strutturato sulla base di quattro principali situazioni che sono riconosciute come minacciose dal fobico: la richiesta di prestazioni, le situazioni d’intimità, il giudizio e l’assertività. Per queste persone, soggette quindi a provare paura ed angoscia in situazioni dove è presente l’interazione (in quanto temono estremamente il giudizio altrui), vengono realizzati appositi scenari tridimensionali che prevedono situazioni particolarmente stressanti quali parlare in pubblico, essere osservati da altre persone, trovarsi in intimità (ad esempio parlare in modo molto ravvicinato) con persone sconosciute e fare una richiesta per far valere un proprio diritto. L’utente, grazie all’aiuto del terapeuta, impara i comportamenti adatti in ogni contesto sociale, con lo scopo di ridurre l’ansia nelle situazioni reali.

Nonostante la consapevolezza della simulazione, il paziente prova un senso di reale presenza (soprattutto se la qualità dell’ambiente virtuale ricostruito in computer-grafica è alta). In questo modo si pone il paziente nella condizione di dedurre che l’idea che ha di sé e del mondo non è qualcosa di assoluto, ma un’interpretazione cognitiva che può essere gestita e modificata.

 

Alessandra Verdi

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