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Binge Drinking E Adolescenza: Dati Allarmanti

Binge Drinking e adolescenza: dati allarmanti

Binge Drinking e adolescenza: i dati

Oggi l’adolescenza è definita come una fase del ciclo umano che ricopre un periodo lungo, che varia da individuo a individuo, in cui si assiste a profondi cambiamenti psicologici a livello di capacità cognitive, affettive e competenze sociali della persona.

Questa fase della vita è considerata da molti adulti come un’età problema mentre dalle istituzioni, soprattutto quelle educative, è percepita come una fase tra le più difficili da gestire.

Secondo gli studiosi dell’età evolutiva, invece, l’adolescenza è una fase vitale e cruciale dallo sviluppo umano in cui la persona si trova davanti a esperienze fondamentali (la pubertà, l’ampliamento dell’orizzonte cognitivo, la costruzione del sistema del sé) da cui derivano dei compiti specifici di sviluppo.

Quindi tutte le esperienze adolescenziali si possono ritrovare in questi compiti di crescita che ogni persona, pur nell’unicità del proprio percorso evolutivo, deve affrontare. Su queste ampie aree di maturazione gli adolescenti sono chiamati ad elaborare percorsi di sviluppo personali giungendo a una riorganizzazione della propria identità.

Cosa dicono le statistiche…

Dalle ultime statistiche riguardo l’assunzione di sostanze alcoliche emerge che sono sempre di più i giovani, tra gli 11 e i 15 anni, che manifestano comportamenti nell’uso di alcol assimilabili al fenomeno che in letteratura viene definito Binge Drinking, ovvero abuso di alcol concentrato in singole occasioni. I ragazzi infatti bevono raramente da soli e in modo occasionale alle feste, aperitivi o in discoteca attuando spesso giochi pericolosi con lo scopo di ottenere riconoscimento e notorietà nei confronti dei propri coetanei.

Secondo i dati raccolti dall’Istat nel 2017, la prima intossicazione da alcool si verifica solitamente intorno agli 11 anni, l’abuso poi tende ad intensificarsi durante l’adolescenza trovando un picco tra i 18 e i 22 anni.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno il 10% delle malattie, il 10% dei tumori, 63% delle cirrosi epatiche, il 41% degli omicidi, 45% di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie croniche sono dovuti in maniera diretta o meno dal consumo di alcol e gli adolescenti sono più vulnerabili agli effetti devastanti che ne conseguono. In questa fase della vita l’organismo è ancora in completa evoluzione e l’alcol ha l’effetto di rallentare lo sviluppo mentale dell’individuo (Baiocco, D’alessio & Laghi 2008).

Binge Drinkers: chi sono?

Trattando questo tema è importante tener presente le differenze del comportamento date dall’etnia di appartenenza, dal genere e dalle circostanze di vita in cui si può trovare la persona. Infatti l’incidenza varia a seconda del sesso, con una la prevalenza del fenomeno tra i maschi: i ragazzi che tendono a mettere in atto comportamenti di Binge Drinking tre o più volte a settimana sono il 56%, contro il 43% delle ragazze. Le percentuali più rilevanti si registrano tra i maschi con un’età superiore ai 21 anni e tra le femmine tra i 12 e i 20 anni. In seguito, la frequenza di fenomeni di bevute compulsive tende a diminuire con l’avanzare dell’età (Baiocco, D’Alessio & Laghi, 2008).

Dal punto di vista psicologico è importante ricordare che lo scopo principale delle abbuffate alcoliche è la perdita di controllo, per cui la sostanza rappresenta solo un mezzo e non un fine.

Secondo i Binge Drinker l’alcol avrebbe la capacità di ridurre le tensioni causate da situazioni percepite e valutate come stressanti, mentre secondo altre interpretazioni l’abuso alcolico risponderebbe al bisogno di colmare un vuoto esistenziale, tuttavia il fenomeno appare più complesso e, come nel caso di ogni dipendenza, anche il bere assume differenti valenze.

In conclusione…

Infine da un punto di vista sociologico è possibile notare come l’abuso di alcol venga associato al concetto di devianza. Per questo motivo già nell’ 800 l’alcolista era considerato un criminale e solo nel dopoguerra considerato come una persona in qualche modo malata e quindi bisognosa di un programma di recupero.

Oggi il vizio alcolico è un fenomeno ampiamente diffuso tra i ragazzi causando spesso realtà di disagio psicologico e sociologico, per questo motivo è importante non solo agire con programmi di riabilitazione, ma soprattutto individuare strategie di prevenzione che aiutino i giovani di oggi a conoscere e informarsi per agire in maniera più consapevole.

Raffaella Bencivenga

Sitografia:

https://www.stateofmind.it/2015/01/adolescenti-alcool/

https://www.istat.it/it/archivio/215088

 

Bibliografia:

Baiocco, R., D’Alessio, M., Laghi, F. (2008). I giovani e l’alcol. Il fenomeno del Binge Drinking. Carocci editore, 2008.

Bastiani Pergamo, A., Drogo, G.M. (2012). I giovani e l’alcol. Armando Editore, 2012.

Bear, J.S. (2002). Student factors: undertanding individual variation in college drinking. Journal of Studies on Alohol, 2002.

Boca, S., Bocchiaro, P., Abbate, C.S. (2010). Introduzione alla psicologia sociale. Il Mulino, 2010.

Bonino, S. (2005). Il fascino del rischio negli adolescenti. Ed. Giunti, Firenze.

Giordano, V., Paranese, P., Farci, M. (2013). Oltre il senso del limite. Giovani e giochi pericolosi. Ed Feltrinelli.

Giori, F. (1998). Adolescenza e rischio, il gruppo classe come risorsa e prevenzione. Ed. Franco Angeli.

Oliviero Ferraris, A., Oliviero, A. (2007). Fondamenti di Psicologia di sviluppo. Ed. Zanichelli.

Palmonari Augusto (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, Bologna, Il Mulino 1993.

Pellai, A., Boncinelli, S. (2004). Just do it! I comportamenti a rischio in adolescenza. Manuale di prevenzione per la scuola e famiglia. Ed. Franco Angeli.

Pollo, M. (2012). Manuale di Pedagogia sociale. Franco Angeli, 2012

Rosci, E. (2008). Fare male farsi male. Adolescenti che aggrediscono il mondo e se stessi. Ed. Franco Angeli, Milano.

Wechsler, H., Isaac, N. (1992). ‘Binge’ drinkers at Massachusetts colleges: Prevalence, drinking style, time trends, and associated problems. The Journal of the American Medical Association 267(21):2929-31.

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