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Perché Collaborare Con I Computer è Meglio Che Competere

Perché collaborare con i computer è meglio che competere

Solo pochi anni fa era quasi impossibile pensare che un computer potesse sconfiggere l’uomo a scacchi, gioco di strategia tra i più difficili mai inventati.

Eppure dal 1997 qualcosa è cambiato: un campione perde contro una macchina in grado di simulare le reti neurali umane. Questo avvenimento viene associato all’inizio di una nuova era, in cui i computer avrebbero dominato l’uomo.

È nel 2005 che la prospettiva cambia in modo radicale. Ad essere messa alla prova non è più l’intelligenza umana rispetto a quella delle macchine, bensì la collaborazione tra le due.

La capacità di manipolare e gestire flessibilmente un semplice laptop, ha permesso a due dilettanti di “mettere in scacco” sia le capacità di giocatori molto esperti che l’enorme capacità di calcolo di avversari-macchine (Shyam Sankar, TED, 2012).

La competizione sminuisce le reali motivazioni per cui i computer sono stati creati: non per sostituire l’uomo, bensì per arrivare a svolgere processi, calcoli ed elaborazioni per lui troppo dispendiosi in termini di risorse e tempo.

Cosa rende quindi la collaborazione tra uomo e macchina uno strumento così potente?

Sicuramente i computer ci offrono una grande capacità di calcolo ed elaborazione di dati, velocità nel processare e ricercare le informazioni, minori probabilità di errore e una vastissima memoria.

Le macchine sono in grado di valutare milioni di possibilità e relazioni complesse, considerando un’immensa serie di variabili, misure e dati. Questo lavoro facilita e velocizza attività e processi decisionali, permettendo all’uomo di arrivare a considerazioni a cui forse da solo non sarebbe arrivato.

Viceversa, alcune nostre caratteristiche difficilmente si potranno implementare nei computer: la creatività, la flessibilità e l’imprevedibilità.

È per questo che la “simbiosi” uomo-computer ci consente di parlare di Intelligenza Aumentata, piuttosto che di Intelligenza Artificiale. Si tratta di rendere più capace l’essere umano attraverso le tecnologie.

Pensiamo semplicemente ai nostri GPS. Essi non hanno introdotto funzionalità totalmente estranee all’uomo: le mappe esistono da molto tempo, così come numerose tecniche di orientamento nello spazio. Grazie ai GPS oggi possiamo arrivare ovunque con molta facilità, sapere in tempo reale le condizioni del traffico e cambiare itinerario automaticamente a seconda delle necessità. Ecco come le tecnologie aumentano l’intelligenza umana.

E’ per questo che per risolvere le problematiche più complesse ed importanti non basta costruire il giusto algoritmo o avere una grande intuizione: ciò che fa la differenza è la giusta relazione simbiotica tra capacità del computer e creatività umana.

Con la possibilità di inserire e registrare i nostri dati, i computer ci permettono di “liberare” parte della nostra memoria ed alleggerire il carico cognitivo per dedicarci ad attività che ci stanno più a cuore, memorizzando i ricordi e le informazioni più importanti.

La recente introduzione dei ChatBOT (visibili in Facebook Messenger) è un altro esempio di questa trasformazione.

Si tratta di intelligenze artificiali connesse alla rete che comunicano con noi istantaneamente fornendo risposte a domande e bisogni.

Anche in questo caso nessuna nuova attività o modalità di pensiero ci sono state imposte.

Le esigenze possono essere soddisfatte interagendo con un ChatBOT sulla piattaforma di messaggistica preferita, utilizzando un linguaggio naturale in grado di risparmiarci tempo e risorse che utilizzeremmo per una ricerca “tradizionale” su diversi siti.

Affinché tutte le potenzialità di questa nuova interazione siano colte, occorre apprendere le giuste modalità di comportamento e soprattutto è necessario un cambiamento di prospettiva: da pericoloso strumento in grado di dominare e sostituire l’uomo, le macchine stanno diventando “assistenti” in grado di darci un supporto concreto, rendendo sempre più umano il rapporto uomo-computer.

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